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Sabato 23 Settembre 2017 | 20:25

«Orfeo e Euridice» inaugura stagione «Petruzzelli»

Il regista napoletano Latella presenta l' opera che dà il via alla prima Stagione lirica della «Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari». Mirabella nel cda della Fondazione
BARI - «Sono un regista teatrale e ho avuto molti dubbi nell' accettare l'offerta di dirigere Orfeo e Euridice perchè la metodologia di lavoro è differente; poi ho considerato che con Gluck non siamo nel melodramma ma nel Teatro musicale che era molto popolare, all' epoca le persone talvolta improvvisavano testi sulla musica, e quindi ho pensato che in questa regia ci fosse la possibilità di improvvisare». Antonio Latella, a Bari come regista di Orfeo e Euridice, l'opera che inaugura stasera la stagione della Fondazione lirico-sinfonica Teatro Petruzzelli e teatri di Bari, parla del suo lavoro.
Napoletano che si è formato alla scuola del teatro Nuovo, Latella ha lavorato a lungo su testi di Shakespeare, ha messo in scena Genet, Marlowe, la trilogia di Pasolini (Bestia di stile, Porcile, Pilade), Testori.
Lo scorso anno si è avvicinato alla regia lirica quando ha avuto l'incarico dall' Opera di Lione di realizzare Orfeo e Euridice di Monteverdi.
«Sono un regista che lavora sulla parola - ha continuato - non ho una specifica preparazione musicale, anche se ascolto molta musica e la utilizzo in teatro per creare l' atmosfera in cui immergere gli attori e dar modo loro di improvvisare».
«Ho accettato di dirigere Gluck anche per Orfeo - ha aggiunto - un personaggio che è entrato più volte nel mio percorso personale di letteratura e poesia. Orfeo è tutto ciò che riguarda la musica e la poesia, è un punto di domanda sul fare arte, ti permette di chiederti a che punto è il tuo percorso artistico, con Orfeo non si fa un viaggio esteriore ma interiore. In Gluck, che ha privilegiato una delle soluzioni del mito, Orfeo uccide Euridice ma poi prova dolore e senso di colpa e questo gli consente di fare un viaggio poetico musicale, è pronto a fare il poeta, si è avvicinato agli dei». «Oggi è difficile capire cosa vuol dire fare arte, fare l' artista - aggiunge - forse si avvicinano agli dei solo i poeti, noi guardiamo le cose troppo superficialmente».
Originariamente, il ruolo di Orfeo nel Settecento era interpretato da un sopranista, scelta impossibile oggi e il ruolo è interpretato da una donna. «Ho fatto vestire l' interprete da donna non da uomo - sottolinea Latella - perché Orfeo è la ricerca della femminilità che è la musa creatrice; è una metafora della vita dell' uomo e del poeta, è la storia della musica che non è né uomo né donna». Altra scelta significativa di Latella è il lavoro che ha fatto sia sul coro sia sul corpo di ballo (composto anche da attori) che fanno da contraltare a Orfeo.
«Credo di appartenere ad un gruppo di registi che non amano le suddivisioni tra generi - ha sottolineato Latella a chi gli chiedeva il suo approccio di regista contemporaneo all' opera - la regia è regia e non deve essere elitaria, deve aprire le porte a tutti (secondo l' insegnamento di Pasolini) solo così si ha un rapporto con la materia vera che si trasmette al pubblico. La modernità ci appartiene, ma non solo come provocazione, se vuoi solo stupire non ha senso, la novità c'è se l' attore spoglia se stesso e riesce a comunicare con il pubblico. Se vedo persone anziane o giovani che tornano a casa soddisfatti, contenti, allora sono sicuro di aver lavorato bene».

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