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Martedì 26 Settembre 2017 | 00:29

Trovato morto in una cava: «è stato spinto»

Emanuele Mucci, il 17enne andriese rinvenuto cadavere il 14 Luglio in una cava di Andria, è stato ucciso. Sono le conclusioni che emergono dalla perizia sulla dinamica del volo, appena depositata in Procura dal consulente del Pubblico Ministero
TRANI - Emanuele Mucci, il 17enne andriese rinvenuto cadavere il 14 Luglio in una cava di Andria, è stato ucciso. E' stato spinto dal precipizio della cava di contrada Lama Paola da due persone.
Sono le conclusioni che emergono dalla perizia sulla dinamica del volo, appena depositata in Procura dal consulente del Pubblico Ministero, Achille Bianchi, che ora, dunque, indaga contro ignoti per l'accusa di omicidio volontario.
A distanza di 2 mesi e mezzo dalla scomparsa e dal rinvenimento del cadavere, il mistero sulle ultime ore di vita di Emanuele s'infittisce.
Difficile capire il movente e individuare i colpevoli: almeno due stando alla ricostruzione del perito. La spinta sarebbe stata poderosa, facendo precipitare Emanuele a una distanza di 9 metri dal ciglio.
Il giovane, di carattere mite, scomparve il 9 Luglio ed il corpo fu rinvenuto 5 giorni più tardi in avanzato stato di decomposizione e sbranato dai cani.
L'autopsia accertò che la morte poteva essere compatibile col suicidio ma ora l'inchiesta è destinata ad un nuovo scossone.
Nonostante dinanzi agli agenti del commissariato di Polizia di Andria e a due Pubblici Ministeri (lo stesso Bianchi ed il collega Giuseppe Maralfa) sia già sfilato uno stuolo di coetanaei della vittima.
Ma lo zelo investigativo di Polizia e pm non s'è fermato dinanzi ad una morte che, altrimenti, sarebbe stata sicuramente archiviata, nonostante qualche mistero di troppo.
In realtà qualcosa non è mai quadrata. Soprattutto dopo il rinvenimento, durante un secondo sopralluogo disposto dal Pm Maralfa, di un videogioco "gameboy" della Nintendo ancora funzionante. Nonostante le ricerche alla casa madre non si riuscì a risalire al rivenditore.
Così come non portò a nulla l'esame dei tabulati telefonici del cellulare della vittima trovato nei suoi pantaloni assieme al resto dei suoi risparmi; tanto che si escluse la rapina.
Quel drammatico 9 Luglio Emanuele chiese a sua madre di indossare una maglietta ed un paio di jeans nuovi. Ottenne solo i pantaloni perché la mamma non ravvedeva la necessità dovendosi recare nell'azienda di surgelati di Trani dove si guadagnava da vivere per l'estate.
Ma Emanuele non andò a lavoro e incontrò certamente qualcuno.

Antonello Norscia

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