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Martedì 26 Settembre 2017 | 07:45

Bari, mobbizzata risarcita con 187.540 euro

E' durato quasi 5 anni il calvario di Caterina Di Canosa, 54 anni, dirigente delle Poste Italiane in servizio a Bari. Ora ha vinto la causa per mobbing
BARI - Trasferita da un ufficio all' altro, assegnata a mansioni inferiori alla sua qualifica e poi progressivamente sempre più emarginata, tenuta all' oscuro di tutto e messa a non fare niente in una stanza isolata: è durato quasi cinque anni il calvario di Caterina Di Canosa, di 54 anni, dirigente delle Poste Italiane in servizio a Bari, caduta in un forte stato depressivo per le vessazioni subite e alla quale il Tribunale di Bari, sezione lavoro, ha riconosciuto un risarcimento di 187.540 euro per mobbing che le Poste Italiane dovranno pagarle insieme con le spese legali.
Tutta la vicenda è cominciata nel febbraio 1999 quando, in seguito alla trasformazione delle Poste in società per azioni (avvenuta l'anno prima), venne avviato il processo di riorganizzazione del personale. Di Canosa, laureata in economia e commercio, dipendente postale da 25 anni, era da quattro anni apprezzata dirigente (con lodi e riconoscimenti di merito da parte dei superiori) dell' ufficio regionale dei servizi finanziari, un settore vitale e delicato dell' attività postale. In quella fase, il direttore della sede aveva assicurato che tutte le unità dell' ufficio sarebbero state ricollocate in modo adeguato e utile per l'azienda. Invece, secondo il ricorso presentato dal difensore della donna, Ettore Sbarra, mentre a tutti i colleghi della dirigente venivano assegnate mansioni e una collocazione gerarchica equivalente a quella precedente, Di Canosa veniva inizialmente lasciata a svolgere «ad esaurimento» per mesi le mansioni fino ad allora svolte, e poi «dimenticata» malgrado fossero vacanti posti adeguati alla sua qualifica.
La storia è andata avanti per anni, durante i quali alla donna venivano assegnati incarichi sempre più insignificanti fino all'assegnazione ad un ufficio postale in affiancamento al direttore, in sostanza a non fare niente. Nel corso degli anni, Di Canosa ha segnalato a più riprese alla direzione la inadeguatezza degli incarichi svolti. «Ma dopo mesi di umiliazioni, vessazioni e continui attacchi alla sua persona - scrive Sbarra - di lesioni alla sua dignità di lavoratrice» e dopo un «vero e proprio accanimento persecutorio» si è ammalata per lo stress che è degenerato in depressione.
Nella sentenza, il giudice del lavoro Angela Arbore ha accolto il ricorso della donna condannando le Poste per danno biologico arrecato per mobbing, danno morale, danno per demansionamento e perdita dell' indennità di funzione.

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