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Venerdì 22 Settembre 2017 | 10:01

I ricercatori universitari si mobilitano

39 solo su Bari, in Italia sono un esercito di 5.200 persone, che pur vincitori di concorso non percepiscono stipendio da anni. Chiedono una risposta, ma il Magnifico rettore Girone è da un anno che non riesce ad incontrarli
BARI - Un esercito di ricercatori universitari sta muovendo guerra al Miur e alla proprie Università, accusate di bloccare indebitamente le assunzioni nonostante risultino vincitori di concorso. Si tratta di 1200 ricercatori e 4000 idonei ai concorsi da professore di prima e seconda fascia, che contestano il blocco delle loro nomine «nonostante si continui nella maggior parte dei casi a svolgere la loro attività di ricerca e di supporto alla didattica in Università ed enti di ricerca senza percepire stipendio».
Le Università hanno motivato il blocco delle assunzioni in virtù dei fermi determinati dalle leggi Finanziarie 2003 e 2004, a dispetto dell'autonomia delle Università stesse, le quali potrebbero invece provvedere autonomamente, tramite il fondo ordinario dei propri bilanci, al reclutamento del personale.
Di questo «esercito» fanno parte anche 39 ricercatori baresi che in una lettera aperta al Magnifico rettore, Giovanni Girone, lamentano di essere completamente ignorati nei loro diritti e legittime richieste: «Lungi dal voler scatenare una guerra fra poveri (tra professori idonei di I e II fascia con chiamata e i vincitori di concorso per ricercatore e per ruoli tecnico-amministrativi, tutti titolari dello stesso diritto), facciamo presente che i vincitori di concorso per ricercatore risultano maggiormente penalizzati rispetto ai professori perché, in quanto non strutturati, non percepiscono alcuna remunerazione (come il personale tecnico amministrativo non assunto, del resto), pur continuando a fare ricerca con mezzi di fortuna (pochissimi sono i titolari di assegni e borse di studio). Anche la loro carriera risulta penalizzata, in quanto, a causa della mancata assunzione, slittano i tempi per la conferma, fissata a tre anni dall'entrata in servizio. Infine, i non strutturati sono inermi, nel senso che non sono nella posizione di esercitare le legittime forme di protesta che mettano a rischio le attività didattiche».

Il blocco delle assunzioni appare piuttosto strana per vari motivi: principalmente perché i concorsi sono stati legalmente banditi e per legge al momento del bando si deve già avere a bilancio i fondi necessari; poi perché sono state approvate le deleghe necessarie per provvedere all'assunzione di personale universitario con un dpr approvato dalla Corte dei Conti e firmato dal presidente della Repubblica il 25 agosto; inoltre lo stesso ministro Moratti che in una recente intervista radiofonica ha attributo alle Università la responsabilità della mancata assunzione dei ricercatori, ai quali sarebbero stati preferiti, per precisa scelta degli Atenei i professori associati e ordinari.

Le domande non mancano, quindi, quello che nessuno dà sono risposte certe, a partire dal Magnifico rettore dell'Università di Bari, che nell'arco di un anno non ha (potuto?) incontrare i ricercatori che gli chiedevano un confronto.

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