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Dopo gli omicidi lo Stato "risponde": in manette Conte il boss di Bitonto

ROMA – La Polizia di Stato di Bari ha arrestato Domenico Conte, 40 anni, ritenuto capo dell'omonimo clan di Bitonto e protagonista della guerra col clan rivale Cipriano (nella foto). Dopo i due omicidi del 2 luglio scorso, in poco più di una settimana, la polizia ha sgominato il clan Cipriano, scovato e sequestrato l'arsenale che pare appartenga al clan Conte (arrestata anche la presunta custode, una madre incinta e incensurata) e, questa mattina all'alba, ha assicurato alla giustizia quello che viene considerato uno dei più pericolosi boss del Barese. Le accuse a Conte.
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Dopo gli omicidi lo Stato "risponde": in manette Conte il boss di Bitonto
ROMA – La Polizia di Stato di Bari ha arrestato Domenico Conte, 40 anni, ritenuto capo dell'omonimo clan di Bitonto e protagonista della guerra col clan rivale Cipriano. In poco più di una settimana la polizia ha sgominato il clan Cipriano, scovato e sequestrato l’arsenale del clan Conte e ad arrestare la custode e, questa mattina all’alba, assicurato alla giustizia quello che viene considerato uno dei più pericolosi boss del barese.

ORE 11:10 - MOTIVAZIONI DELL'ARRESTO: VIOLAVA LA SORVEGLIANZA SPECIALE
Ha violato ripetutamente le prescrizioni della sorveglianza speciale a cui era sottoposto, e per due volte è stato intercettato dalla polizia fuori della propria abitazione riuscendo però a sfuggire alla cattura dopo l'inseguimento: per questi motivi Domenico Conte, 40 anni, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Bitonto (Bari), è stato arrestato stamani dalla Squadra mobile barese.

A Conte è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi su richiesta del pm della direzione distrettuale antimafia di Bari Desirè Digeronimo. I due inseguimenti da parte della polizia risalgono al 28 aprile e all’11 maggio scorsi. Nel primo caso Conte venne intercettato in auto a Terlizzi (Bari), nel secondo caso l’inseguimento, sempre in auto, iniziò alla periferia di Bitonto e si concluse a Giovinazzo (Bari).

Conte aveva inoltre dotato l’appartamento in cui viveva (occupato abusivamente, sul proprietario dell’immobile sono in corso accertamenti) di un sofisticato sistema di videosorveglianza che gli consentiva di monitorare le strade di accesso all’abitazione e il suo interno collegandosi ad un pc dovunque egli si trovasse. A Bitonto nell’ultimo mese sono stati commessi due omicidi; lo stesso Conte, nel marzo scorso, venne ferito in un agguato.

ORE 11.22 - PRESUNTO CAPO CLAN, FU FERITO A MARZO IN AGGUATO
A marzo era stato vittima di un agguato in cui rimase ferito, Domenico Conte, e non è escluo che anche quell'episodio rientrasse nella lotta per il controllo del territorio lanciata al suo clan da un nuovo gruppo criminale emergente quello dei Cipriano. 

E’ all’interno di questa faida che secondo gli inquirenti si sarebbero consumati i due ultimi omicidi avvenuti a Bitonto: il 2 luglio scorso in un agguato è stato ucciso Michele Elia, ritenuto vicino al clan Conte. La risposta non si è fatta attendere e il 4 agosto scorso è stato assassinato Michele Cipriano, 37 anni, freddato in piazza Minerva. 

Il ferimento di Conte fu ritenuto dagli inquirenti una sorta di avvertimento che poi avrebbe avuto, qualche mese dopo, l’escalation di sangue che si è registrata. Anche per questo motivo (oltre che per prevedere l’arrivo delle Forze dell’Ordine) Conte aveva dotato la sua abitazione di un sosfisticato sistema di videosorveglienza che gli consentiva di monitorare le vie di accesso e l’interno della stessa casa semplicemente collegandosi con un pc dovunque egli si trovasse. 

La risposta dello Stato, però, non si è fatta attendere: Procura Distrettuale e Polizia di Stato hanno lavorato a ritmi serrati, mediante una strategia investigativa e il dispiegamento di mezzi e uomini senza precedenti. Nel giro di poco più di una settimana a Bitonto è stato sgominato (operazione Sylos), il 30 luglio scorso, il clan Cipriano che aveva assunto il controllo dello spaccio delle sostanze stupefacenti della cittadina dell’entroterra barese. 

Il 6 agosto scorso gli agenti della Squadra Mobile di Bari, nel corso dei controlli che hanno messo al setaccio Bitonto, hanno scovato e sequestrato il deposito di armi e droga del clan Conte e arrestato la donna che ne aveva la custodia: un’incensurata di 28 anni, incinta di sei mesi, A.P.R., attualmente detenuta in una struttura ospedaliera in regime di arresti domiciliari. Questa notte l’arresto del presunto boss. 

Gli inquirenti e gli investigatori ritengono, dopo gli arresti dei vertici dei due clan, di avere assestato alla criminalità organizzata di Bitonto un colpo non indifferente e di averlo fatto in maniera efficace ed immediata mettendo in campo le migliori energie investigative all’interno di un’azione sinergica e di piena collaborazione fra le diverse forze di Polizia coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia. 

“L'auspicio di chi opera quotidianamente nella repressione e nel contrasto della criminalità organizzata, Procura e Forze dell’Ordine - scrive la Questura in un comunicato - è che all’antimafia giudiziaria e investigativa, ora corrisponda anche una sociale. I cittadini hanno avuto la prova tangibile di come lo Stato non solo non ha sottovalutato l’allarme criminalità lanciato dal Procuratore distrettuale, ma ha dato immediate risposte concrete mobilitando in pieno agosto i migliori investigatori nazionali e provinciali. Ora a quei cittadini si chiede non solo fiducia nello Stato, ma anche maggiore collaborazione”.

ORE 13.33 - MANTOVANO: PASSO IN AVANTI LOTTA AI CLAN
«Con l’arresto di Domenico Conte l'intensificazione del contrasto alla criminalità organizzata operante nel barese, e in particolare a Bitonto, conosce un ulteriore passo in avanti». Lo afferma il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. 

«L'obiettivo principale di un lavoro interforze, coordinato dall’autorità giudiziaria, che è cresciuto per quantità di uomini e per qualità di interventi – spiega in una nota – è certamente quello di assicurare alla giustizia chi finora ha realizzato gesti e profitti illeciti; ma è la tempo stesso quello di recuperare piena fiducia e collaborazione da parte delle persone oneste». «Una collaborazione – conclude mantovano – che è indispensabile per stringere ancora di più il cerchio e non ridurre la risposta delle istituzioni alla sola, pur importante, fase della repressione».

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