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Lunedì 25 Settembre 2017 | 22:46

30.000 assunzioni nel 2004 in Puglia

La piccola impresa dà impulso alla crescita della domanda di lavoro. In provincia di Bari è prevista, nel 2004, quasi la metà delle assunzioni programmate in tutta la Puglia: 15.978
BARI - E' ancora la piccola impresa a dare il maggiore impulso alla crescita della domanda di lavoro in Puglia e nella provincia di Bari in particolare: è quanto emerge dai risultati 2004 del Sistema informativo Excelsior - Sistema informativo per l'occupazione e la formazione, relativi alla provincia di Bari. Il documento, elaborato dall'Ufficio statistica e studi delle Camera di Commercio del capoluogo pugliese su dati Unioncamere, rende noto in modo analitico e con l'ausilio di numerose tabelle il fabbisogno occupazionale delle imprese per il 2004.
L'indagine, che si riferisce alla domanda di lavoro dipendente, contraddice una opinione piuttosto diffusa secondo la quale alle imprese fa più comodo avere rapporti di lavoro fluidi, flessibili con i propri dipendenti. In realtà la ricerca mostra che non è sempre così e che spesso sono proprio le imprese a puntare a una forma contrattuale più stabile.
Ecco cosa emerge dalle elaborazioni dei dati. In provincia di Bari è prevista, nel 2004, quasi la metà delle assunzioni programmate in tutta la Puglia: 15.978 a fronte delle 32.457 totali. Anche il saldo attivo rappresenta oltre il 50% del saldo corrispondente regionale: 3.590 contro 6.240 unità.
Sostanzialmente equa la distribuzione per settori: sono previste infatti 7.976 assunzioni da parte del comparto industriale e 8.002 nel terziario.
«Sarà comunque ancora una volta la piccola impresa a far crescere l'occupazione», commenta il presidente facente funzioni della Camera di Commercio di Bari, Antonio Laforgia. Quasi il 60% delle nuove assunzioni avverrà infatti in imprese appartenenti alla classe dimensionale da 1 a 9 dipendenti (con un saldo particolarmente significativo pari al 4,5%), il rimanente dovrebbe invece essere distribuito in modo quasi uguale tra la media e la grande impresa.
«Senza dubbio - fa notare Laforgia - i rapporti di lavoro più flessibili facilitano una maggiore fluidità del mercato, ma non necessariamente sono i preferiti dalle imprese. Spesso un'assunzione a tempo indeterminato, in generale una forma contrattuale più stabile, viene considerata 'più sicurà dalle imprese, ad esempio dove esiste una forte concorrenza nell'acquisizione di determinate risorse professionali. Questa è la situazione che si presenta in provincia di Bari dove il 63,4% delle assunzioni previste per il 2004 dovrebbero essere a tempo indeterminato».
Ancora marginale il segmento di coloro, in gran parte giovani, che potranno essere assunti dalle imprese baresi con contratto di apprendistato (8,8%) e con la nuova forma del contratto di inserimento (2,6%), introdotto dalla 'Riforma Biagì in sostituzione del vecchio contratto di formazione-lavoro.
In Provincia di Bari nel 2003 il tasso di occupazione femminile si è attestato al 21%, e quindi notevolmente distante dagli obiettivi fissati e dalla stessa media nazionale. «Per un effettivo rilancio delle politiche lavorative femminili, considerata la crescente domanda di lavoro da parte delle donne, si rende pertanto necessario - conclude Laforgia - procedere in tempi brevi ad una valutazione analitica dell'aumento della disoccupazione in rosa, passata in provincia di Bari, dal 2002 al 2003, dal 15 al 17,8%, correlato alla diminuzione del relativo livello occupazionale (nel 2002 il tasso di occupazione femminile era del 22,6%). In questo quadro crea qualche preoccupazione la sostanziale indifferenza dichiarata dalle imprese baresi ad assumere personale femminile».

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