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Domenica 24 Settembre 2017 | 16:12

La Puglia alza la voce, il fisco inganna il Sud

Grido d'allarme lanciato all'unisono dalle istituzioni della Puglia all'inaugurazione della Fiera del Levante da parte del Presidente del Consiglio
BARI - Occorre fermare l'orologio della devolution che porterà aumenti di spese a svantaggio del Mezzogiorno: è il grido d'allarme lanciato all'unisono dalle istituzioni della Puglia, al quale il premier Silvio Berlusconi ha risposto garantendo che così non sarà. Il palcoscenico è quello dell'inaugurazione della Fiera del Levante di Bari.
Nessuno può dimenticare che quest'anno la cerimonia coincide con la vigilia di un importante confronto sulla riforma federale. Men che meno il presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto (Fi): sull'attuazione del decreto legislativo n. 56 del 2000, il cosiddetto decreto Visco, non transige e chiede a gran voce che venga sospeso perchè «è un inganno contro il Sud».
Alla presenza del presidente del Consiglio dei Ministri, il presidente della Regione Puglia, riferendosi al decreto sul federalismo fiscale, parla di «meccanismo perverso messo in atto» da un provvedimento emanato dal governo D'Alema. Il decreto 56, secondo Fitto, ha attivato un processo «che divora le speranze del Mezzogiorno», un processo «al quale la coesione stessa dello Stato e i principi della solidarietà territoriale sono estranei».
Fitto esemplifica spiegando quali danni ha già prodotto per l'economia pugliese il decreto 56: rispetto al dato storico dei trasferimenti del 2001, la perdita subita va dai 30 milioni di euro per il 2002 ai 51 milioni di euro per il 2003 ai 150 per il 2004 fino alla «straordinaria cifra» di 600 milioni di euro nel 2013.
L'autonomia finanziaria introdotta con la riforma costituzionale dovrebbe consentire - incalza Fitto - il recupero di queste perdite con la fiscalità locale e regionale. La stessa riforma prevede anche il conseguimento di livelli uniformi di assistenza sull'intero territorio nazionale ed il recupero del divario tra le aree più forti e quelle meno sviluppate. «La logica conseguenza di quanto invece si sta avviando - secondo Fitto - sarà quella di aumentare proprio nelle Regioni meridionali la pressione fiscale per recuperare i minori trasferimenti. E questo si tradurrà inevitabilmente nella riduzione delle risorse per investimenti e servizi».
Per questo, Fitto annuncia che la Puglia non rinuncerà al ricorso contro il decreto 56 presentato nei mesi scorsi: «non potrà rinunciare - ha spiegato - al dovere istituzionale di difendere le ragioni dei suoi cittadini».
Ma non è solo il federalismo fiscale a preoccupare il presidente della Regione Puglia. «Sul federalismo oggi - dice - è necessario un confronto vero ed alto, non solo tra le parti politiche e sociali, ma anche tra i diversi livelli istituzionali». Perchè il federalismo sia «un modello, efficienza amministrativa, riduzione dei costi per i cittadini».
Proprio riparandosi dietro le argomentazioni già più volte offerte da fitto contro il decreto sul federalismo fiscale, anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano, aveva sottolineato nel suo discorso che «il federalismo spinto che alcuni componenti del governo intendono sostenere farà sì che i ricchi diventino più ricchi e i poveri più poveri, lacerando il tessuto nazionale nel quale un nuovo Sud, l'erede del 'popolo delle formiche', intende invece essere protagonista». Con l'obiettivo di convincere il presidente del Consiglio a «fermare questo processo di dissoluzione della solidarietà e dell'unità nazionali», il sindaco di Bari - eletto tre mesi fa con una coalizione di centrosinistra - era giunto a dire che non esiterà a chiedere a Fitto, nel caso in cui Berlusconi non risponderà alle richieste della Puglia, di «cambiare i suoi legami con la Casa delle Libertà e di mettersi a lavorare insieme con tutti gli altri pugliesi nell'interesse del Sud e della Puglia».
Preoccupazioni condivise dal presidente della Provincia di Bari, Vincenzo Divella (anche lui a capo di una giunta di centrosinistra). «Non può esistere - ha rilevato - un ordinamento federale che fa aumentare la spesa pubblica; non ci può essere un federalismo strutturato secondo le intenzioni delle aree forti del Paese; non erano queste le intenzioni iniziali».

Luisa Amenduni e Pia Chiarappa

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