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Lunedì 22 Gennaio 2018 | 05:41

Lecce - Dirigente d'azienda truffava con L.488

Secondo gli inquirenti l'impresa, sfruttando quanto previsto dalle sui finanziamenti alle aziende, avrebbe truffato la banca concessionaria e il ministero delle attività produttive, incassando la prima quota annuale (677.792,87 euro) dei contributi richiesti
LECCE - Con l'accusa di truffa aggravata per il conseguimento di pubbliche erogazioni, l'imprenditrice Cinzia Ricchiuto, amministratore delegato della Igeco srl, di Galugnano, è stata arrestata da militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Lecce.
Secondo gli inquirenti la Igeco, sfruttando quanto previsto dalle legge 488 sui finanziamenti alle aziende, avrebbe truffato la banca concessionaria e il ministero delle attività produttive, incassando la prima quota annuale (677.792,87 euro) dei contributi richiesti. L' arresto è stato eseguito in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa del gip del tribunale di Lecce Pietro Baffa, su richiesta del pm Imerio Tramis.

Secondo gli investigatori, Cinzia Ricchiuto, nell'ottobre 2000, ha presentato una domanda di finanziamento agevolato per un importo complessivo di oltre 14 miliardi di lire in favore della Igeco, società della quale è amministratore delegato.
Nel corso delle indagini i finanzieri del nucleo provinciale di polizia tributaria avrebbero accertato che era stato allegato all'istanza per ottenere i finanziamenti un progetto basato su elaborati, computi metrici e preventivi di spesa non veritieri e gonfiati negli importi. Questa falsificazione - è stato accertato - ha consentito la concessione, in via provvisoria, del contributo di 2.033.379,61 euro da parte del ministero delle attività produttive in parte a carico del bilancio dello Stato e in parte di quello dell'Ue.
Il decreto di concessione ha previsto l'erogazione, a cura della Banca concessionaria, di tre quote annuali dell'importo di 677.792,87, la prima delle quali è stata incassata dalla Igeco nel marzo del 2002, a titolo di anticipazione.
Per gli investigatori, Ricchiuto nel giugno-luglio 2003, per non incorrere nella revoca del finanziamento, avrebbe inviato alla banca concessionaria dichiarazioni non veritiere sullo stato di avanzamento dei lavori. Gli investigatori hanno accertato ancora che alle dichiarazioni inviate al fine di ottenere il decreto di concessione definitivo, sarebbero state allegate fatture e documenti di spesa attestanti costi inesistenti o non pertinenti rispetto all'investimento finanziario.

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