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Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:26

Margherita - Romano Prodi a Monopoli

Le «anime» del centrosinistra veleggiano verso le «primarie» per l'individuazione del candidato leader alle elezioni regionali del 2005. C'è l'insidia-Bertinotti
POLIGNANO A MARE - Romano Prodi è arrivato a Polignano a Mare dove si svolge la festa della Margherita. Il leader dell'Ulivo ha incontrato i vertici del partito, Francesco Rutelli, Arturo Parisi e Franco Marini.
Prodi, che questa mattina a Bologna ha incontrato Piero Fassino, ha poi parlato in piazza a Monopoli intorno. Al centro del dibattito all'interno della Margherita e dei partiti che compongono la Lista Unitaria ci sono ancora le primarie e la federazione.

- La ricerca di una «terza via» nella guerra al terrorismo da parte di Romano Prodi non sembra destinata tanto a mettere in difficoltà i rapporti del governo italiano con Bush, Blair e Putin, quanto ad individuare una linea di politica estera dell'Ulivo da esportare a Strasburgo per farne un po'la bandiera dell'area progressista europea.
Il professore - in altri termini - ha colto la crisi dell'Ossezia come occasione per rimettere in discussione il metodo fin qui seguito dalla grandi potenze nella lotta al fondamentalismo islamico e per indicare una via d'uscita alternativa, basata innanzitutto sul multilateralismo, secondo la linea abbracciata fin dall'intervento americano in Iraq.
Naturalmente dalla maggioranza giungono rilievi e critiche alla posizione prodiana: si evoca la debolezza della via diplomatica quando le crisi precipitano (Forza Italia ricorda la sconfitta delle democrazie occidentali a Monaco), ma soprattutto si accusa il leader dell'Ulivo di essere prigioniero delle istanze più radicali dell'opposizione, cioè di essere guidato dalla sinistra più che di guidarla (lo scrive la "Voce repubblicana").
Accusa insidiosa perché si tratta della preoccupazione che serpeggia anche in alcuni settori della Margherita, al centro del tanto chiacchierato incontro riservato tra Rutelli e Mastella. Prodi si muove su un sentiero stretto: il programma di governo non è stato ancora discusso con gli alleati e la politica estera costituisce da sempre il fianco debole dell'opposizione. Certo, il rischio è quello di scivolare nell'antiamericanismo, ma l'impressione è che il Professore abbia comunque deciso di puntare le sue carte su una sorta di alternativa europea agli Stati Uniti e alla stessa Russia, che parta però da un'iniziativa italiana.
Prodi inoltre ha definitivamente individuato nelle primarie il mezzo per ottenere la piena investitura da parte del centrosinistra. Si tratta in definitiva di una personalizzazione del percorso che lo dovrebbe portare alla premiership: la linea D'Alema (che denuncia l'inutilità di una competizione già decisa in partenza) ne esce sconfitta; Rutelli, che invece ha sempre sostenuto le primarie come momento di partecipazione della base, spera che si tratti di un modo per dare un accento moderato più forte al centrosinistra.
Il motivo è semplice: nella gara scenderà in campo anche Bertinotti che, come unica alternativa di sinistra a Prodi, potrebbe catalizzare più voti della sua effettiva base elettorale, spuntando un po'le unghie alla Quercia di cui la Margherita continua a temere l'egemonia.
Oggi Prodi ha visto Fassino e Rutelli in due incontri separati: in entrambi i casi si è registrato un accordo pieno sui temi della ripresa, in particolare sulla necessità di accelerare la nascita della federazione e del programma. Quest'ultimo è il problema più spinoso del candidato premier: Macaluso per esempio dice che il progetto prodiano è abortito per l'assenza di un progetto chiaro e che è ora di dare la parola a una nuova forza socialista e riformista.
Rutelli pensa che per evitare lo sbilanciamento verso il massimalismo sia necessario tenere vivo un dialogo bipartisan almeno con i centristi del Polo: di qui l'invito all'Udc a lasciar perdere i mal di pancia e a fare proposte nuove per bloccare la «devolution».
Ma la replica del partito di Follini è stata al vetriolo: Rutelli predica bene e razzola male; la «devolution» è un diritto dei cittadini, spiega D'Alia, il vero problema è quello di correggere la pessima riforma che l'Ulivo volle fare a colpi di maggioranza nel 2001.
Si vedrà nei prossimi giorni se nella Cdl maturerà davvero un accordo finale: mercoledì riprende il tavolo tecnico e venerdì è in agenda il decisivo vertice di maggioranza. Una schiarita sull'orizzonte del centrodestra comunque c'è: le principali agenzie di rating internazionali giudicano con favore la «cura Siniscalco» alla spesa pubblica (tetto del 2 per cento agli aumenti), Standard & Poors potrebbe correggere al rialzo le sue valutazioni sulle prospettive economiche italiane.
Pierfrancesco Frerè

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