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Lunedì 20 Novembre 2017 | 22:20

Taranto - Esercitazione Nato in mare

«Stiamo testando alcune procedure, dopo aver concordato con i partecipanti all'esercitazione un protocollo operativo». Il coordinamento al cap. di vascello Massimo Arigoni
TARANTO - «Stiamo testando alcune procedure Nato, dopo aver concordato con i partecipanti all'esercitazione un protocollo operativo. L'ambizione però è di andare oltre i confini dei Paesi della Nato, perché la vita umana da salvare in mare non è solo Nato». Lo ha detto il capitano di vascello Massimo Arigoni, da pochi giorni comandante delle forze subacquee (Comforsub) della Marina militare italiana, illustrando l'esercitazione 'Smerex 2004' (Submarine Escape and Rescue Exercise) cominciata nel Golfo di Taranto il 30 agosto e che si concluderà il 10 settembre.
Si tratta di una esercitazione di ricerca e soccorso a sommergibili sinistrati a cui partecipano quest'anno tre navi, l'italiana Anteo e le francesi Ailette e Acheron, e tre sommergibili convenzionali a propulsione diesel-elettrica, l' italiano Gazzana, il turco Anafartalar e il norvegese Ula.
Affiancato dal capitano di fregata Vincenzo Benemerito, comandante del gruppo sommergibili, e dal tenente di vascello Michele Del Giudice, capo servizio operazioni dello stesso gruppo, il comandante Arigoni ha spiegato in una conferenza stampa tenuta nella Scuola sommergibili che questo tipo di esercitazione è usuale da sempre nella Marina italiana, mentre da poco più di dieci anni si è riusciti mano a mano a coinvolgere gli altri Paesi del Mediterraneo che hanno in dotazione sommergibili o intendono dotarsene. Si è cominciato con una esercitazione bilaterale Italia-Turchia, poi vi si è aggiunta la Spagna, quindi la Francia e ora per la prima volta c'è anche la Norvegia.
«E' necessario creare sinergie - ha affermato ancora Arigoni - andare a cercare procedure operative comuni, accertare che le interfacce fra sistemi di salvataggio e sottomarini siano compatibili. Inoltre questo lavoro serve a dialogare con altre Marine militari, magari meno evolute della nostra in questo settore specifico del soccorso a sommergibili sinistrati che l'Italia ha preso in considerazione praticamente da sempre».
I Paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno attualmente in dotazione qualche decina di sommergibili, ma in caso di incidente - è stato sottolineato in conferenza stampa - diventa fondamentale, per salvare il maggior numero possibile di vite umane, che si intervenga con procedure comuni che consentano anche di abbreviare i tempi.

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