Lunedì 23 Luglio 2018 | 03:50

Bari - Operazione contro i clan, 14 arresti

Omicidi e ferimenti compiuti nel 2003 a Carbonara e Ceglie. Nella «guerra» tra i clan Di Cosola e Strisciuglio fu ucciso per errore un ragazzo di 16 anni
BARI - Lavoravano entrambi come garzoni in una pizzeria a Carbonara, una pizzeria dinanzi alla quale si fermavano talvolta anche soggetti vicini ai clan in lotta nei quartieri baresi di Carbonara e Ceglie, gli Strisciuglio e i Di Cosola: la sera del 2 ottobre 2003 i due ragazzi si trovarono per caso dinanzi alle pallottole di sicari. Morì così Gaetano Marchitelli, che aveva solo 15 anni e che la mattina andava a scuola e la sera lavorava per avere un po' di soldi; fu invece ferito un suo amico e quasi coetaneo, un ragazzo di 14 anni.
Rimasero feriti anche coloro che erano l'obiettivo dei killers, Raffaele e Michele Abbinante, di 22 e 26 anni, che gli aggressori ritenevano componenti del clan Strisciuglio. Da un'auto in corsa vennero sparati nel mucchio una gran quantità di colpi: a chi sparava non interessava se venivano colpiti innocenti.
L'agguato dinanzi alla pizzeria a Carbonara segnò il punto più selvaggio di una lotta a mano armata che era durata per tutta l'estate. Una guerra dichiarata il 13 agosto, quando fu ucciso per strada, praticamente sotto casa, in quella che venne definita una vera e propria esecuzione, Franco Strisciuglio, 33 anni, fratello del boss, 'Mimmo la luna'. Con l'omicidio di Franco, secondo gli investigatori, era stato colpito il più grosso esponente in libertà del clan Strisciuglio: Mimmo Strisciuglio, il boss, era infatti detenuto da tempo; Franco era considerato il numero due del gruppo criminoso.
Il clan Strisciuglio in quel periodo era impegnato su più fronti: era in lotta contro i Di Cosola per il territorio dei quartieri sudoccidentali della città (Carbonara, appunto, e Ceglie del campo), ma era anche in lotta contro i Capriati nelle aree dei quartieri san Girolamo e del centro cittadino: Libertà e Bari vecchia. Dopo l'uccisione di Franco Strisciuglio, le sparatorie tra i due clan tra Ceglie del campo e Carbonara si susseguirono, anche a distanza di poche ore l'una dall'altra. L'omicidio del fratello del boss aveva 'messo le alì al clan Di Cosola, desideroso di dare la stoccata finale per aggiudicarsi definitivamente la supremazia.
L'ultimo episodio prima dell'uccisione di Gaetano Marchitelli era avvenuto il 26 settembre, quando due giovani su una motocicletta spararono contro un'automobile, una Fiat Bravo, crivellandola.
E neppure l'uccisione del ragazzo fermò la guerra. L'indomani, nel pieno pomeriggio, nella centrale piazza Garibaldi - a poche decine di metri, dalla questura e dal vecchio palazzo di giustizia - si sparò ancora: un proiettile fu trovato conficcato nella carrozzeria di una vettura parcheggiata.
Una quindicina di giorni dopo, il 16 ottobre, un pregiudicato diciottenne venne ucciso a poca distanza dal Tribunale; il giorno dopo i sicari spararono nella città vecchia senza centrare i loro bersagli: tredici i proiettili sparati, almeno due i sicari entrati in azione per uccidere due pregiudicati ritenuti vicini al clan mafioso degli Strisciuglio, che erano appena usciti dalla caserma dove avevano firmato il registro dei sorvegliati speciali e che si salvarono rifugiandosi nella caserma.
L'uccisione di Gaetano avvenne due anni dopo quella di un altro adolescente, Michele Fazio, di 16 anni, garzone di un bar, anche lui finito nella traiettoria di proiettili sparati all'impazzata contro due pregiudicati del clan rivale. Michele stava tornando a casa dopo una giornata divisa anche per lui tra scuola e lavoro. Per l'uccisione di Michele Fazio le indagini sono state archiviate.

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