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Mense «La Cascina»,  chieste 32 condanne

BARI - La procura di Bari ha chiesto lacondanna di 32 persone – a pene comprese tra i tre anni ed un mese e i cinque anni di reclusione – al termine del processo ai vertici romani e baresi della cooperativa 'La Cascinà. La società negli anni scorsi gestiva, in regime di monopolio, le mense di scuole materne e elementari nel barese, quelle dell’università e i pasti del Policlinico. Agli imputati vengono contestati, a vario titolo, i reati di truffa, falso e frode nelle pubbliche forniture.
Mense «La Cascina»,  chieste 32 condanne
BARI - La procura di Bari ha chiesto la condanna di 32 persone – a pene comprese tra i tre anni ed un mese e i cinque anni di reclusione – al termine del processo ai vertici romani e baresi della cooperativa 'La Cascinà. La società negli anni scorsi gestiva, in regime di monopolio, le mense di scuole materne e elementari nel barese, quelle dell’università e i pasti del Policlinico. Agli imputati vengono contestati, a vario titolo, i reati di truffa, falso e frode nelle pubbliche forniture. 

Le richieste di pena, sulle quali dovrà decidere il giudice monocratico Maria Mitola, sono state avanzate da un vice procuratore onorario. Il Comune di Bari, parte civile nel processo, ha chiesto attraverso il suo legale, Filiberto Palumbo, un risarcimento di 500.000 euro, 200.000 dei quali da versare con provvisionale immediatamente esecutiva. 

La pena più alta (5 anni) è stata chiesta per Salvatore Menolascina, di 43 anni, di Bari, ritenuto amministratore di fatto per la sede di Bari de 'La Cascinà; e per Luigi Grimaldi, romano di 48, all’epoca dei fatti vice presidente de 'La Cascinà; quattro anni e sette mesi per Emilio Fusco Roussier, tarantino di 40 anni, considerato dirigente anche di fatto degli uffici di Bari de 'La Cascinà; e tre anni e tre mesi per l'imprenditore barese Vito Ladisa, di 37 anni. 

Secondo l’accusa, gli imputati, a vario titolo, all’inizio del 2000 hanno servito cibi di pessima qualità, a volte scaduti e avariati, agli ammalati del policlinico di Bari, ai bambini di scuole di città e provincia e agli studenti dell’università. Alle gare d’appalto, poi – secondo l’accusa – avrebbero partecipato truffando le amministrazioni pubbliche producendo autocertificazioni false che attestavano il pagamento di contributi previdenziali e assistenziali, tasse e imposte. Il presunto colossale raggiro venne alla luce il 9 aprile 2003 quando furono arrestate otto persone mentre ad altre due furono notificate misure cautelari interdittive degli uffici direttivi dell’attività d’impresa.

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