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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:31

Attentato al direttore di «Regina Pacis»

Una bottiglia incendiaria lanciata contro la villetta di don Cesare Lodeserto in provincia di Lecce. Poco prima circa 6 immigrati erano fuggiti dal centro
MELENDUGNO (LECCE) - Questa volta la violenza è esplosa all'alba: un tentativo di fuga da parte di una ventina di immigrati nordafricani, l'intervento dei carabinieri e di altri operatori per bloccarli, tafferugli. Alle 4 di oggi il centro di permanenza temporanea «Regina Pacis» di Melendugno è stato nuovamente al centro di forti tensioni e di scontri tra immigrati e forze di polizia. A farne le spese è stato anche il responsabile del centro, don Cesare Lodeserto, che nel tentativo di sedare gli animi è rimasto anche lui contuso in modo lieve. Alla fine una decina di nordafricani è riuscita a valicare muro e recinto e a guadagnare la libertà.
Un nuovo tentativo di fuga, parzialmente riuscito, avvenuto secondo un copione ormai frequente in questi ultimi mesi. Ma questa volta a preoccupare sono state anche le minacce a don Cesare e un attentato incendiario, quasi nelle stesse ore, contro l'abitazione della sua famiglia a Lecce. Lievi i danni, solo il muro esterno dell'edificio, raggiunto dal lancio di una bottiglia incendiaria, parzialmente annerito. Ma lì vicino gli investigatori hanno trovato anche un volantino scritto con un normografo, contenente minacce a don Cesare.
L'ultima rivolta al Regina Pacis, a parte le evasioni ormai frequenti, avvenne la sera dell'11 luglio scorso, quando un gruppo di giovani sedicenti anarchici diede vita a una manifestazione a tratti violenta all' esterno del centro, invitando gli immigrati a scappare. Dentro si verificarono scontri, i locali furono messi a soqquadro, ma quella volta il tentativo di fuga fallì.
La fuga di oggi ha avuto inizio verso le 4, quando circa venti immigrati di colore hanno tentato di saltare il muro di cinta: il tentativo è stato subito contrastato dai carabinieri ma ne sono nati tafferugli per sedare i quali sarebbe intervenuto anche don Cesare Lodeserto che sarebbe però stato colpito da uno degli immigrati. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri per violenza privata e lesioni. Don Cesare ha avuto piccole lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.
«Anche questa volta hanno usato la stessa tattica - ha commentato un ufficiale dei carabinieri - la solita: partire dall' interno, per raggiungere e scavalcare il muro e guadagnare l'uscita». Ma le indagini dei carabinieri sono volte anche ad accertare se il tentativo di fuga sia stato in qualche modo favorito, se non fomentato, dall'esterno. E proprio le minacce alla famiglia di don Cesare e la molotov scagliata contro la loro abitazione, in via Sagrato a Lecce, avvalorerebbe questa ipotesi.
Violenza e minacce: «Guerra a don Cesare gestore del carcere per immigrati Regina Pacis», era scritto su un volantino che gli investigatori hanno trovato subito dopo l'attentato incendiario sul parabrezza dell'auto della sorella di don Cesare. Ma il sacerdote non demorde e dopo aver incassato la solidarietà del suo arcivescovo, mons.Cosmo Francesco Ruppi, e del presidente della Provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino, afferma: «Sia la violenza interna da parte di alcuni immigrati e non di tutti, sia la violenza di coloro che hanno commesso questo atto assurdo, nei confronti dell'abitazione di mia madre, non ferma la volontà del Regina Pacis di andare avanti».

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