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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 16:53

Sequestrato stabile di un boss brindisino

La Dia di Lecce è intervenuta per la seconda volta su un complesso immobiliare costituito da quattro appartamenti e da un locale a Fano dove il sorvegliato speciale ha la residenza
LECCE - Un complesso immobiliare costituito da quattro appartamenti e da un locale è stato nuovamente sequestrato a Fano (Pesaro) da personale della Dia di Lecce su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Brindisi. Il valore dei beni sequestrati è di 480.000 euro.
Il sequestro è stato deciso nell'ambito di un procedimento patrimoniale avviato a carico del sorvegliato speciale brindisino Cosimo Patronelli, di 48 anni, da qualche tempo residente nelle Marche. Gli immobili sequestrati, ritengono di aver accertato gli investigatori, furono acquistati in un primo momento dalla «Brundisium costruzioni srl» di cui sono formalmente titolari al 50% le mogli di Patronelli e di Giacomo Greco: Daniela Dalessano e Assunta Cucinelli. Patronelli e Greco sono coinvolti nell'inchiesta «Coast to coast» durante la quale gli investigatori scoprirono l'esistenza di un'associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi. Nei confronti di Greco la Dia ha già compiuto in passato ingenti sequestri patrimoniali.
Le quote sociali della «Brundisium» (che ha sede sociale a Brindisi e opera nella Marche) erano già state sequestrate: nella primavera del 2003 furono sottoposte a cautela le quote intestate alla moglie di Greco; nel novembre successivo quelle della moglie di Patronelli. Tuttavia, l'ultimo sequestro fu vanificato dal fatto che nel giugno 2003 la Dalessano, all'insaputa degli investigatori, aveva ceduto le sue quote a Cosimo Crocefisso Caputo, di 58 anni, originario della provincia di Lecce e residente a Fano. Questa vendita è stata ora ritenuta fittizia dai giudici che hanno disposto il sequestro degli immobili definendo inconsistenti le capacità reddituali di Caputo.
Alla «Brundisium» nel novembre 2003 la Dia sequestrò tre terreni di vaste dimensioni nelle campagne di Oria (Brindisi) e di alcuni locali destinati ad attività commerciali nel capoluogo brindisino. Gli immobili sono stati successivamente confiscati.

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