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Venerdì 22 Settembre 2017 | 19:14

Sindaco e vice tacciono le minacce della mafia

I primi cittadini di Neviano (Le) iscritti nel registro degli indagati: la procura ipotizza la omessa denuncia di pressioni e atti intimidatori da parte di clan locali della Sacra corona unita. Alla vicesindaco si contesta anche l'avvelenamento di una cinquantina di cani
NEVIANO (LECCE) - Il sindaco di Neviano, Antonio Megha (Alleanza nazionale), e la vicesindaco, Silvana Cafaro, sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Lecce: nei loro confronti la procura ipotizza la omessa denuncia di pressioni e atti intimidatori da parte di clan locali della organizzazione mafiosa Sacra corona unita. Alla vicesindaco si contesta anche l'avvelenamento di una cinquantina di cani. L'iscrizione nel registro - si sottolinea in ambienti investigativi - è un atto dovuto sulla base di dichiarazioni fatte da presunti aderenti al clan arresti nel febbraio scorso.
Uno degli arrestati in quella circostanza - Cosimo Mauro, di 41 anni, di Neviano - interrogato in carcere dal pubblico ministero, Marco D'Agostino, avrebbe detto di conoscere Megha e Cafaro e di aver compiuto pressioni nei loro confronti per conto di un clan di Noha di Galatina: pressioni subite e non denunciate. Sarebbe stato sempre Mauro a riferire al pm di avere avvelenato i cani randagi perchè gli era stato chiesto dalla vicesindaco Cafaro.
L'inchiesta della magistratura leccese riguarda presunti intrecci malavitosi tra politica e affari: a Neviano, in particolare, mira ad accertare in che misura minacce e atti intimidatori, posti a segno tra il 2003 e il primo semestre del 2004, contro il sindaco, il vicesindaco e i loro parenti abbiano potuto condizionare le scelte della civica amministrazione. Le intimidazioni - compiute anche con attentati dinamitardi e incendiari - erano soprattutto finalizzate a costringere gli amministratori a modificare l'area del mercato, riducendola notevolmente per non intaccare gli interessi di un imprenditore di Neviano, ritenuto dagli investigatori vicino al clan Coluccia: appartengono all'imprenditore infatti parte dei suoli sui quali doveva essere costruito il mercato.
Le vicende politico-amministrative di Neviano sono state oggetto d'attenzione anche da parte del Ministero dell'Interno, con la nomina di una commissione d'accesso agli atti amministrativi per accertare eventuali condizionamenti mafiosi nella gestione della cosa pubblica. La commissione, composta da un funzionario della Prefettura di Lecce, dal dirigente della Digos e da due ufficiali superiori dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, s'insediò il 18 marzo scorso: dopo circa tre mesi di lavoro, nel corso dei quale ha passato al setaccio pratiche e atti amministrativi per sussidi, appalti, concessioni edilizie e piano urbanistico, ha trasmesso la sua relazione al Viminale, relazione che sarebbe stata anche depositata in Procura.

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