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Martedì 19 Settembre 2017 | 15:42

Faida del Gargano - Sospesi due sostituti procuratori

Il provvedimento è stato adottato dal Csm su richiesta della, che ha evidenziato nella condotta dei due magistrati del tribunale di Foggia la violazione dei doveri di correttezza. In discussione i loro rapporti con un commerciante coinvolto nelle indagini della Dda di Bari
Faida del Gargano - Sospesi due sostituti procuratori
FOGGIA - La sezione disciplinare del Csm, presieduta da Nicola Buccico, ha sospeso in via cautelare dalle funzioni e dallo stipendio due sostituti procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, Anna Rosa Capuozzo e Maria Libera Rinaldi.
Il provvedimento, che è esecutivo ed è impugnabile in Cassazione, è stato adottato su richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione, Giuseppe Febbraro, che ha evidenziato nella condotta dei due magistrati la violazione dei doveri di correttezza in relazione all'inchiesta della Dda di Bari sulla "Faida del Gargano" e ai loro rapporti con un commerciante coinvolto nelle indagini.
I nomi dei due magistrati compaiono nell'indagine della Dda di Bari che il 23 giugno scorso portò all'emissione di 123 provvedimenti restrittivi nei confronti di presunti affiliati ai clan mafiosi Romito-Libergolis e Ciavarella-Tarantino che - secondo l'accusa - hanno preso parte alla sanguinosa faida del Gargano che in 30 anni ha prodotto oltre una quarantina di omicidi e una cinquantina di ferimenti.
Secondo l'indagine della Dda di Bari, i due pm avevano rapporti di conoscenza e frequentazione (attestati da intercettazioni telefoniche) con il commerciante Michele Romito, di Manfredonia (Foggia), indagato a piede libero per associazione mafiosa e duplice omicidio.
All'inizio del luglio scorso il fascicolo dell'inchiesta stralcio relativo ai due pm (che a Bari non sarebbero mai stati iscritti nel registro degli indagati) fu inviato per competenza territoriale alla Procura presso il Tribunale di Lecce che tratta le posizioni dei magistrati in servizio nel distretto della Corte d'appello di Bari.

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