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Venerdì 22 Settembre 2017 | 12:03

Lecce - Bloccati traffici tra Puglia e Calabria

17 gli ordini di custodia notificati per commercio e spaccio di sostanze stupefacenti. L'organizzazione operava nel territorio salentino a Lecce, Carmiano, San Cesareo di Lecce, Vergole, Melendugno e Scorrano
LECCE - Aveva stabilito un solido legame d'affari con la 'ndrangheta calabrese il clan salentino debellato stamane dai carabinieri in un'operazione antidroga che ha condotto in carcere finora 16 persone delle 17 da catturare.
L'organizzazione si era ormai affermata a Lecce e nei comuni limitrofi negli anni 2001-2002. Era stato il capoclan salentino, Primaldo Rollo, di 30 anni, di San Cesario di Lecce, ad avere i primi contatti con la mala calabrese anni or sono, quando lavorò per qualche tempo nella piana di Gioia Tauro. I rapporti si spinsero fino a intrecciare legami con la cosca Bellocco, della provincia di Reggio Calabria.
L'operazione è stata eseguita dai carabinieri del comando provinciale, e vi ha partecipato un centinaio di militari, anche con un elicottero, e unità cinofile. Ha interessato i territori delle province di Lecce e di Reggio Calabria. L'indagine ha documentato l'attività del sodalizio criminale dedito al traffico di cocaina, che gravitava intorno alla figura di Rollo, il quale si avvaleva dell'attività di Giuseppe Sciurti, di 37 anni, di Lecce, suo braccio destro.
Negli anni trascorsi a Gioia Tauro Rollo era entrato in amicizia con la famiglia di Salvatore Ascone, di 46 anni, di Rosarno (Reggio Calabria) e tramite lui con il clan Bellocco. A questa cosca faceva per appunto riferimento la famiglia di Salvatore Ascone di 46 anni, di Rosarno, stabile rifornitrice della cocaina che Rollo e Sciurti provvedevano successivamente a commercializzare sulla piazza di Lecce.
L'attività investigativa ha consentito di documentare ben sette viaggi che Rollo e i suoi sodali hanno fatto in Calabria ma anche a Roma, viaggi tutti finalizzati al reperimento, alla contrattazione e all'acquisto di ingenti quantitativi di cocaina da smerciare nel Salento.
Ma quello della droga pare non fosse l'unico business dell'organizzazione, dal momento che nel corso delle indagini è stato accertato che i malavitosi erano in grado di reperire facilmente armi da guerra, con relative munizioni, e in un caso anche un ingente quantitativo di tritolo.
Tra gli arrestati spicca anche la figura di Pio Vittorio Guarascio, detto Carletto, titolare di un bar in piazza Partigiani a Lecce. Particolarmente noto negli ambienti della locale tifoseria calcistica, l'uomo era spacciatore assiduo, tanto che nel 2002 era stato arrestato dalla Guardia di Finanza per detenzione e spaccio di droga. E' stata proprio la sua attività di barista a suggerire il nome di 'Caffè e champagnè all'operazione.
Nel corso della conferenza stampa, Nicola D'Amato della Direzione distrettuale antimafia ha evidenziato che l'indagine è stata corposa, di rilievo, e che è stata svolta dai carabinieri di Lecce tra la provincia salentina e quella di Reggio calabria con metodo tradizionale, senza l'ausilio di collaboratori, con osservazioni e pedinamenti.
Anche stamane, nel corso degli arresti, sono stati sequestrati altri stupefacenti. In particolare a casa di Andrea Amato, di 35 anni, di Scorrano (Lecce), benzinaio, sono stati trovati nel corso di una perquisizione 50 grammi di cocaina. Solo un pregiudicato reggino è latitante: al momento dell'irruzione da parte dei carabinieri non era in casa.

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