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Giovedì 21 Settembre 2017 | 21:41

Salento - Ad Alessano un "forum" di Agenda 21

Nella città natale di don Tonino Bello si è formalmente costituito un "Comitato amici del centro storico". Suo coordinatore è stato nominato l'ingegnere Giacomo De Vito (nella foto)
ALESSANO - Che cosa fare se i governi centrali non vogliono attuare il protocollo di Kyoto, se gli egoismi nazionali primeggiano sulla difesa dell'ambiente e se la qualità della vita delle popolazioni continua a peggiorare? Una risposta a tale interrogativo, per quanto incredibile possa sembrare, giunge dall'estrema periferia del mondo, come può considerarsi Alessano, paese in provincia di Lecce, Alessano tanto modesto come peso politico, quanto ricco di tradizioni culturali e, da alcuni anni, particolarmente attento alle problematiche della "bios", della "vita", nel vasto ventaglio di accezioni che comprende la bio-architettura non meno della bio-diversità.
Prima di "leggere" la risposta, però, bisogna fare un passo indietro e ricordare "Agenda 21", ossia quel documento d'intenti su ambiente, economia e società, sottoscritto a Rio de Janeiro nel 1992 e in qualche modo aggiornato mediante il "manifesto" degli ambientalisti, riuniti a Johannesburg nel 2002 e nella danese Kolding l'anno scorso, che può sintetizzarsi nello slogan: «L'azione locale fa muovere il mondo».
Su questo terreno di coltura dell'agire locale, si è formalmente costituito nei giorni scorsi ad Alessano un "Comitato amici del centro storico" - organizzazione non lucrativa d'utilità sociale, recita una sorta d'inscindibile aggiunta esplicativa - che disdegna gerarchie, sedi sociali, tessere, bilanci e quant'altro e punta ad essere fucina di idee.
Giusto per evitare che la democrazia diffusa diventi anarchia, il sodalizio - ricco di un forte e fattivo eco-femminismo - ha identificato un coordinatore nell'ingegnere Giacomo De Vito, esperto di bio-architettura, e si è fatto quindi carico dell'onere - che "Agenda 21" affida in prima battuta alla comunità locale - di dialogare con cittadini, organizzazioni ed imprese private, tramite un "Forum" permanente.
«Il centro storico - chiarisce subito De Vito - è stato scelto come parte del tutto, emblematica per problemi ambientali, igienici, urbanistici, ma parte di un tutto interconnesso, sia perché le soluzioni valide per un così originale tessuto sociale, edilizio ed urbanistico, valgono a maggior ragione in zone prive con minori emergenze architettoniche e sociali, sia perché sviluppo sostenibile, oltre ad attenzione ecologica, giustizia sociale ed efficienza economica, significa stabilire una continuità con le generazioni passate e acquisire un'eredità da trasmettere alle generazioni future, per altro in linea con i dettami della "Responsabilità per il Creato" diffusi dalla Conferenza episcopale italiana».
Lo statuto del nuovo organismo si propone, in conseguenza, non solo di migliorare la qualità della vita dei cittadini, conservare e valorizzare ambiente e paesaggio urbano, applicare le leggi di tutela, promuovere la conoscenza e valorizzazione del patrimonio storico-artistico-ambientale, ma, su questi stessi temi, anche di stimolare l'adeguamento alle convenzioni internazionali e, in particolare, alle direttive dell'Unione europea, meglio ancora se "in rete" con realtà locali, tanto in Italia, quanto in altri Paesi europei.
Un programma di difficile attuazione, se non fosse sostenuto, come in realtà è, da passione, competenza e acquisite relazioni internazionali, un programma che può giudicarsi ambizioso e magari utopico, ma l'utopia è di casa, ad Alessano, nella terra di don Tonino Bello.
Giuseppe Albahari

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