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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 00:31

«80% olio di Bari, non è italiano»

L'affermazione è del presidente dell'Associazione volontaria produttori olivicoli della provincia di Bari (Avppo), Gennaro Sicolo. Chiesto «tavolo» regionale
BARI - L' 80% dell' olio imbottigliato dagli industriali pugliesi della provincia di Bari «non è italiano»: l' affermazione è stata fatta dal presidente dell' Associazione volontaria produttori olivicoli della provincia di Bari (Avppo), Gennaro Sicolo, nel corso di un incontro con i giornalisti per fare il punto sulla situazione del comparto olivicolo in Puglia e nel barese anche alla luce della nuova Ocm (Organizzazione comune di mercato). All' incontro è intervenuto anche il presidente nazionale del Consorzio nazionale olivicoltori (Cno), Paolo De Carolis.
Il grido di allarme dei produttori olivicoli, lanciato stamani da Sicolo, vuole «riportare l' attenzione sulla pressione da parte dell' industria a cui i produttori sono sottoposti». In provincia di Bari - secondo i dati forniti da Sicolo - aderiscono all' Avppo 27.000 soci, sei oleifici cooperativi, dodici frantoi con un totale di 160mila quintali di olio. «Per quest' anno i quintali prodotti sono stati 7.000 di cui 2.500 dop, 1.500 per le "oasi plasmon" e 3.000 per oli extravergine certificati». «A fronte di questa produzione e di 22 milioni di ulivi - ha sostenuto ancora Sicolo - non c' è ancora la dovuta attenzione da parte del governo italiano e della Unione europea alla provenienza degli oli imbottigliati». Nei prossimi giorni quindi i produttori chiederanno all' assessore regionale all' agricoltura la costituzione di un tavolo di concertazione per discutere con gli industriali ed avere da questi un' adeguata considerazione.
«L' Italia - ha affermato De Carolis - è il più grande consumatore di olio di oliva con otto milioni di quintali l' anno ed è il primo esportatore con tre milioni annui; non è però il primo produttore per cui importiamo la differenza di oli da lavorare». «In quest' ottica la riforma dell' Ocm non è del tutto soddisfacente - ha proseguito - perchè insieme ai finanziamenti previsti sino al 2013 non ha previsto una politica quantitativa e qualitativa del settore che sarebbe servita anche per battere la concorrenza degli altri paesi». Per quanto riguarda poi la tracciabilità che sarà obbligatoria dal primo gennaio 2005 anche per l' olio di oliva, De Carolis ha concluso che «è da un lato un' occasione perchè farà emergere finalmente che cosa è contenuto nelle bottiglie dando al consumatore la possibilità di capire che cosa compra, ma dall' altro lato è anche un pericolo per tutti coloro che non hanno produzioni chiare e sane».

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