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Martedì 26 Settembre 2017 | 15:01

VALENZANO (BARI) - Il futuro dell'agroalimentare, dal punto di vista della sicurezza e della qualità sta nella «costituzione di una sorta di cartello tra i Paesi del Mediterraneo per fare quadrato e difendere l'identità delle loro produzioni evitando la concorrenza sleale e in vista di standard europei di produzione». Sono arrivati a questa prima conclusione gli scienziati e gli studiosi che, provenienti da Spagna, Portogallo, Grecia e Italia partecipano oggi e domani a Valenzano, all'Istituto Agronomico Mediterraneo (Iam) del Ciheam, all'incontro su sicurezza e qualità degli alimenti in vista della costituzione della zona di libero scambio euro-mediterraneo prevista per il 2010 dalla Conferenza di Barcellona.
Tra gli interventi di oggi, quelli del direttore dello Iam, Cosimo Lacirignola, dell'amministratore principale del Ciheam, Roberto Capone, di Laurent Bochereau della Direzione della Commissione europea per le Biotecnologie e l'Agricoltura, e del segretario generale del Ciheam, Bertrand Hervieu.
Dopo l'incontro avvenuto a Venezia il 27 novembre 2003 - è stato spiegato in apertura dei lavori - si decise di sviluppare tre assi portanti per il Mediterraneo: lo sviluppo rurale, la qualità delle produzioni, l'agricoltura biologica. «Tutte le ricerche da allora - ha detto Capone - sono state indirizzate a creare un collegamento tra i Paesi del nord Europe che hanno esigenza di espandere la loro azione e quelli del Mediterraneo che devono sottolineare le loro produzioni e riflettere sul futuro».
In sostanza, in vista dell'abbattimento delle barriere doganali occorre sostituirle con una serie di «barriere di sicurezza dell'alimentazione» anche per rispondere a quelle esigenze avvertite dai consumatori più attenti che vogliono cibi di filiera rintracciabile e ambiente sicuro. Nel 2020, secondo le previsioni, il bacino di utenza del Mediterraneo sarà di 700 milioni di utenti. Per rispondere alle esigenze di questi - è stato detto - occorrerà una uguaglianza di standard alimentari che permettano ai Paesi del Mediterraneo di difendere la loro identità sia per evitare la concorrenza sleale di Paesi come l' Australia, il Sudafrica e il Sudamerica che tentano di imitare le nostre produzioni, sia per abbattere le difficoltà provenienti proprio da standard diversi di certificazioni e di canoni di produzione.
Insomma, l'Europa e il Mediterraneo si preparano a una «produzione di qualità nel momento in cui - ha sottolineato Bochereau - passato il periodo in cui occorreva produrre su più vasta scala possibile, bisogna ricorrere a produzioni specifiche che rispettino da un lato le aspettative dei consumatori e dall' altro la sicurezza dell'ambiente e che attraggano finanziamenti pubblici e privati intorno a progetti mirati sulla qualità e sulle produzioni biologiche».

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