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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 15:02

Il nuovo santuario di San Pio è pronto

A San Giovanni Rotondo domani la dedicazione della chiesa progettata da Renzo Piano. L'architetto: «Se qui nascerà un altro albergo mi darò fuoco sul sagrato»
SAN GIOVANNI ROTONDO (FOGGIA) - Far prevalere il sacro sul profano, il senso di raccoglimento sulla maestosità di un ambiente necessariamente grande per accogliere decine di migliaia di pellegrini, e realizzare un'opera che per semplicità e frugalità fosse il ritratto di Padre Pio. E' stato questo l'obiettivo che Renzo Piano ha avuto in mente sin da quando ha accettato di progettare la nuova chiesa di San Giovanni Rotondo che da domani sarà dedicata a San Pio e che in futuro (non subito per non scontentare i più tradizionalisti) ne accoglierà le spoglie ora custodite nel vicino santuario.
Nel presentare la sua opera alla stampa, in un clima di evidente soddisfazione e giovialità con i padri cappuccini Renzo Piano non nasconde di essere «stato recalcitrante» quando i padri cappuccini gli fecero la proposta, e di avere dovuto sciogliere alcuni dubbi e un certo «conflitto interiore prima di accettare». I dubbi, ha raccontato, nascevano dalla difficoltà di dovere realizzare una chiesa così grande che fosse però un luogo di raccoglimento, e di doverla realizzare in un contesto urbanistico sovraffollato .
«Il conflitto nasceva invece - ha spiegato Piano - dalla continua altalena tra sacro e profano che è attorno alla figura di Padre Pio». «Io sono un laico, un uomo di scienza prestato alla comunità dei fedeli, ma sono anche un cattolico osservante e non bigotto, tanto da venerare l'aspetto umano della personalità di padre Pio e da diffidare di quanto di commerciale gli accade intorno». «Sono osservante quel tanto che basta - ha detto ancora - per riconoscere nel baccano la profondità della fede, e per apprezzare molto più la dimensione umana di Padre Pio molto più di quella miracolistica che spesso invece finisce per mettere in ombra la prima». «fare un edificio è come fare il ritratto della persona cui è dedicato, è il materializzarsi di una idea». «Per questo - ha continuato - sia nella scelta dei materiali che nella struttura della chiesa, centrale è stato l'aspetto del raccoglimento». Il rischio che Piano voleva scongiurare era quello di cedere alla magnificenza: «per questo ho cercato di dare il più possibile spazio alla parte più profonda per combattere la parte più consumistica che c'è». «Così - racconta ancora Piano - ho scelto di dare una forma radiale alla chiesa in modo che tutti i fedeli (che pure sono molti, 6.500 che si possono sedere sulle panche di quercia) siano molto vicini all'altare. Secondo Piano, la chiesa, per i materiali usati, il legno e la pietra ricavata dalla vicina cava di Apricena, la stessa usata nel vecchio santuario, contribuiscono a dare al tutto «un senso di frugalità» e in questo senso sono il ritratto di Padre Pio».
Oltre la chiesa coperta, diviso solo da una grande vetrata che può essere aperta durante le celebrazioni, si sviluppa l'ampio sagrato ricoperto di pietra chiarissima. «Il sagrato è il luogo di grande astrazione, che dà l'idea dell'infinito, ed è stato disegnato proprio in modo che lasci vedere solo il panorama infinito, che verso la piana si perde senza confine, piuttosto che quello prossimo».
Ricordando i primi sopralluoghi fatti prima di cominciare a lavorare al progetto, Piano ricorda che è stata la natura del luogo a suggerirgli come disegnare la chiesa e il sagrato ed anche ad aiutarlo a superare le perplessità iniziali. «Quando venni qui racconta - il luogo mi indicò chiaramente come doveva venire la chiesa; c'era da immaginarsi già tutto il sagrato che era praticamente già disegnato e che poteva diventare anch'esso luogo di culto».
L'idea successiva fu quella di utilizzare la pietra del posto e che è stata estratta dalla vicina Apricena. Il suo chiarore domina tutto il sagrato che, a malincuore oggi Piano ha accettato che venisse ricoperto da migliaia di seggioline di plastica nere e blu. «Per domani è giusto che ci siano perchè c'è una grande festa - dice Piano a malincuore - ma dopo devono andare via perchè il sagrato è pensato per la gente in piedi e non è fatto per sedersi su quelle orribili sedie di plastica».
Dopo oltre dieci anni di lavoro comune, Renzo Piano parla chiaro ai cappuccini, e parla chiaro anche al paese che - dice - ho imparato anche a conoscere e ad amare. Per questo, quasi lo minaccia, invitandolo a frenare la crescita urbanistica tumultuosa e soffocante. «Se qui nascerà un altro albergo - dice - mi darò fuoco sul sagrato della chiesa».
Lo dice con affetto verso il paese, ma anche verso la sua chiesa che sorge nel luogo scelto da Padre Pio perchè era isolato e lontano dal paese, ed ora è stretto tra enormi edifici moderni ancora in costruzione e alberghi e pensioni di ogni genere.
Paola Laforgia

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