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Venerdì 22 Settembre 2017 | 21:00

Dall'Assindustria Bari la "mappa del calzaturiero"

Il settore della provincia è geograficamente concentrato nei Comuni di Barletta e di Trani-Molfetta. Conta 550 unità locali e 5500 addetti. Realizza un fatturato di 400 milioni
BARI - Nell' ambito del progetto «La fabbrica del futuro. Piano strategico dell'industria della provincia di Bari» promosso dall'Associazione industriale e dalla Camera di commercio per programmare lo sviluppo dell' industria barese nel prossimo decennio, è stata stilata anche una mappa dell'industria calzaturiera. Ne dà notizia un comunicato.
Il settore calzaturiero della provincia di Bari è geograficamente concentrato nei Comuni di Barletta e di Trani-Molfetta. Conta 550 unità locali e 5500 addetti, il 4% del totale italiano (Istat 001). Realizza un fatturato stimabile nel 2003 intorno ai 400 milioni di euro e un export di 260 milioni di euro ed è in calo dal 1991 al 2001. Le esportazioni, in sensibile crescita dal 1992 al 1998, hanno subito una riduzione. Primo mercato è quello della Francia, seguito dal Regno Unito e dalla Germania e dall'Albania. Si registra una rilevante contrazione sui mercati chiave (Francia, Germania), con una presenza molto modesta sui mercati dell'Est e una lieve crescita negli Stati Uniti. Le importazioni di calzature nella provincia di Bari invece salgono marcatamente dal 1997 al 2003, soprattutto dall'Albania.
Dagli anni '90 si è verificata una complessiva contrazione del settore con un aumento del peso relativo del polo di Molfetta-Trani. Tra le iniziative promosse per migliorare la situazione,sono da ricordare la creazione di alcuni consorzi che mira alla realizzazione di una rete interregionale tra poli produttivi.
Il polo di Barletta si connota per la prevalenza di calzature casual e antinfortunistiche. Conta 320 unità locali, 3300 addetti, un fatturato di circa 260 milioni di euro (stima) e un valore dell'export nel 2003 di circa 200 milioni di euro (stima). L'industria barlettana delle calzature ha avuto uno sviluppo iniziato alla metà degli anni 70 grazie ad esportazioni di scarpe con suola iniettata in pvc. Si compone di imprese generalmente orientate alla produzione di alti volumi a costi contenuti, senza presenza diretta sui mercati, e con una scarsa integrazione della filiera sia dal lato dei produttori di componenti sia dei servizi alla produzione. Dalla metà degli anni '90 Barletta assiste ad una forte e crescente penetrazione delle importazioni asiatiche sui tradizionali mercati esteri e in Italia. Il polo barlettano registra un debole andamento delle vendite, con una caduta a fine anni novanta. Reagisce con rilevantissimi processi di delocalizzazione di tomaifici in Albania e con una diversificazione crescente delle imprese verso prodotti di anti-infortunistica e calzature con suola applicata.
Il polo di Molfetta - Trani si distingue per la produzione di calzature di segmento medio-fine (a Molfetta) e calzature da donna di segmento medio in sintetico (a Trani). Conta 190 unità locali e 1850 addetti (2001). Realizza nel 2003 un fatturato stimato intorno ai 140 milioni di euro e un export di circa 60 milioni di euro. Nato da una prima concentrazione a Molfetta di aziende che negli anni 50 fabbricavano calzature a mano in pelle, con la meccanizzazione della produzione il polo vede successivamente emergere Trani che, anche acquisendo professionalità da Molfetta negli anni '70, produce calzature in sintetico, raggiungendo fino a 200 aziende nei primi anni '90. I calzaturifici di Trani di dimensione familiare, hanno distribuzione prevalente sui mercati di Puglia e Campania. A metà degli anni '90 aumenta il ricorso agli stilisti e si verifica una contenuta attività di esportazione ed uno sviluppo della produzione fino al 2001.

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