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Martedì 19 Settembre 2017 | 15:41

Mani insanguinate sui santini di Padre Pio

La Dia sequestra beni per 25 milioni alla mafia garganica. Tra essi due bancarelle per la vendita di oggetti sacri, dinanzi alla chiesa del Santo a San Giovanni Rotondo
BARI - Ci sono anche due bancarelle per la vendita di oggetti sacri, situate dinanzi alla chiesa di San Pio a San Giovanni Rotondo, fra i beni sequestrati oggi dalla Dia di Bari, in collaborazione con i carabinieri del Comando provinciale di Foggia, per un valore complessivo di 25 milioni di euro, ad appartenenti ai clan foggiani Libergolis-Romito, Ciavarella, Martino e Di Claudio-Mancini.
Le due bancarelle erano gestite da molti anni da Giovanni Prencipe e Ivan La Fratta, accusati dell' omicidio di Giovanni Impagnatiello compiuto nel 2001 e arrestati il 23 giugno scorso nell' ambito della maxi-operazione dei Ros per smantellare la mafia garganica che ha portato all' arresto di oltre 120 persone. Proprio a pochi passi da quei banchi di ambulanti, per allestire i quali era stato il Comune di San Giovanni Rotondo a rilasciare l' autorizzazione, nel 2002 fu ucciso Michele Placentino, «uno degli omicidi più efferati - secondo gli inquirenti - che hanno caratterizzato i gruppi mafiosi foggiani».
Per questo i magistrati della Dda di Bari Giovanni Colangelo e Domenico Seccia, che hanno richiesto il sequestro dei beni, sottolineano «la rilevanza dell' operazione, che ha colpito simboli della mafia e luoghi del crimine, dove cioè si svolgevano fisicamente gli incontri di mafia». Come le masserie sequestrate (9 in tutto), fra cui in particolare quella di Orti Frenti, nelle campagne di Manfredonia, dove gli inquirenti hanno filmato nel dicembre 2003 un summit tra capi mafiosi.
Nel video - hanno reso noto gli inquirenti - si vedono le 'staffettè che precedevano l' arrivo dei boss; quindi l' arrivo di questi ultimi, i quali depositavano armi e telefoni cellulari prima di accedere alla grande sala dove, seduti attorno a un tavolo, hanno discusso per ore su come dirimere contrasti che si erano venuti a creare al loro interno.
Tra gli altri beni sequestrati, spicca un terreno, nella disponibilità di una sorella di Prencipe, che era stato locato per 5.000 euro mensili alla società che gestisce lo smaltimento dei rifiuti per conto del Comune di San Giovanni Rotondo. Ed ancora, un allevamento con oltre 500 capi di bestiame, uno stabilimento balneare a Siponto (una frazione di Manfredonia), oltre a una pista per go-kart - del valore di oltre un miliardo di vecchie lire - un maneggio con numerosi cavalli, fra cui due purosangue di grande valore, un' azienda per la produzione di manufatti in plastica, un' agenzia di pompe funebri, un noto «club privè» sul Gargano e numerosi ristoranti. Fra questi ultimi, il ristorante "Nonna Rosa" dove fu ucciso Impagnatiello.
Non si può più parlare - hanno detto i magistrati della Dda di Bari - di faida tra gruppi criminosi, fenomeno emerso negli anni '70-80, bensì di «mafia pericolosa e affaristica», che in molti casi si accordava per reinvestire i proventi derivanti dalle attività illecite - sulle quali mantenevano il monopolio assoluto - nell' acquisto di quantitativi sempre più consistenti di stupefacenti.
Le indagini, caratterizzate - ha sottolineato Colangelo - da «un perfetto coordinamento tra le forze di polizia e tra le capacità investigative», proseguono dal momento che «il lavoro non è ancora completato e si prevedono interessanti sviluppi».

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