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Sabato 23 Settembre 2017 | 02:08

Trani - 115 indagati per lo scempio dell'Ofanto

Sott'accusa gli agricoltori che hanno occupato, sbancato e modificato oltre 200 ettari dell'alveo del fiume in violazione della normativa a tutela delle aree protette, sottoposte a vincoli ambientali e addirittura d'interesse comunitario
TRANI - L'inchiesta sullo scempio dell'Ofanto è pressocchè conclusa. Ben 115 le persone coinvolte a vario titolo e destinatarie dell'avviso di conclusione delle indagini.
Sott'accusa gli agricoltori che hanno occupato, sbancato e modificato oltre 200 ettari dell'alveo del fiume in violazione della normativa a tutela delle aree protette, sottoposte a vincoli ambientali e addirittura d'interesse comunitario. Proprio com'è quello che Orazio definiva il «fiume dalle verdi sponde».
«Chi doveva vigilare non l'ha fatto» dichiarò il primo settembre il Procuratore della Repubblica di Trani, Nicola Barbera, a margine del sequestro preventivo del Gip Michele Nardi (confermato poi dal Tribunale della Libertà di Bari) di numerosi terreni bagnati dall'Ofanto.
In pratica, gran parte della riva del fiume tra Barletta e Canosa che ricade nella competenza territoriale della Procura di Trani. Un'analoga situazione si presenta anche sul tratto fluviale che ricade nel territorio di competenza della Procura di Foggia, dove, perciò, l'inchiesta tranese non è sconfinata.
E stamattina, concomitatamente alla notifica dell'avviso di conclusione delle indagini, il numero uno della Procura tranese ha formalmente diffidato le istituzioni competenti a promuovere tutti gli atti amministrativi per far cessare gli effetti dell'ultimo disastro ambientale: in pratica, azioni possessorie nei confronti degli agricoltori ed opere di bonifica.
La missiva indirizzata alla Regione Puglia, all'Ufficio del Demanio Regionale e all'Autorità di Bacino è firmata anche dal sostituto procuratore Antonio Savasta, titolare del fascicolo d'indagine che ha ricostruito lo scempio perpetrato sull'Ofanto in lunghi anni in cui gli agricoltori, secondo l'accusa, non solo hanno abusivamente occupato i terreni demaniali, ma hanno anche disboscato e costruito opere, sino a giungere alla deviazione dell'originario percorso dell'Ofanto, all'abbassamento degli argini ed alla vera e propria cancellazione dell'habitat naturale (flora e fauna) ormai presente solo sulla nomenclatura delle mappe.
Due le facce dell'accusa. La prima concerne l'occupazione abusiva dei beni demaniali, la seconda, invece, riguarda il divieto di coltivazione nel caso in cui (così com'è contestato) «l'intervento colturale determina l'alterazione dell'assetto idrogeologico».
Nei prossimi venti giorni i 115 indagati potranno chiedere al Pubblico Ministero di essere interrogati e potranno presentare memorie per nuovi spunti d'indagine. Solo dopo il Pm Savasta valuterà l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Antonello Norscia

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