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Sabato 23 Settembre 2017 | 02:11

Gargano - Trasferito il "parroco scomodo"

Don Fabrizio Longhi - 42 anni, originario del bergamasco - la notte di Natale 2003 aveva fatto parlare in chiesa dopo l'omelia davanti ai fedeli un giovane giornalista gay
RIGNANO GARGANICO (Foggia) - È stato trasferito ad altro incarico il "parroco scomodo" di Rignano, che salì agli onori delle cronache nazionali per aver ospitato in chiesa (la notte di Natale 2003), al termine dell'omelia, la testimonianza di un ragazzo gay di Salerno, Pasquale Quaranta, 21 anni, giornalista radiofonico e della carta stampata. Si tratta di don Fabrizio Longhi, originario del bergamasco, responsabile regionale per la Puglia del Coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza (Cnca) e parroco di "Maria Santissima Assunta" nel piccolo comune garganico.
Ad annunciare il suo trasferimento è stato il vescovo di San Severo, diocesi di competenza su Rignano, mons. Michele Seccia, nel corso della messa mattutina di domenica scorsa.
Ancora increduli i fedeli e i parrocchiani, che ieri sera hanno costituito un apposito Comitato spontaneo per chiedere a mons. Seccia di ripensare a tale decisione e di permettere a don Fabrizio di restare in paese, onde continuare un progetto pastorale e liturgico che non può assolutamente essere soppresso così bruscamente. Fatto sta, basandoci su quanto riferito dallo stesso monsignore, il parroco (in scadenza di mandato) dovrà lasciare l'incarico entro il primo settembre 2004, mentre potrà dire messa fino al 16 agosto prossimo, festa patronale in onore di San Rocco, protettore della cittadina.
Non ci sarà un corpo a corpo con mons. Seccia, quindi, hanno spiegato ieri sera dal Comitato spontaneo, di cui fanno parte, in rappresentanza dell'intero paese, una ventina di persone, ma un sereno confronto su quanto deciso all'insaputa dei rignanesi e degli organi istituzionali del più piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano.
Don Fabrizio, ricordano in paese, ha portato importanti novità in 12 anni di permanenza ed ha insegnato a tutti il difficile "lavoro" dell'accoglienza dei più deboli e dei più svantaggiati. Come Cnca, don Fabrizio, va ricordato, si occupa da diversi anni di prostituzione, tossicodipendenze, alcolismo, omosessualità, disagio psichico-fisico e di criminalità in Puglia e in Italia. È un prete di frontiera, divenuto probabilmente "scomodo" per certi ambienti della chiesa cattolica, anche a livello centrale. L'esperienza del gay di Natale, per esempio, sembra aver influito di molto sulle scelte di mons. Seccia, pur se, in realtà, gli attriti tra il giovane parroco bergamasco (43 anni a luglio) e lo stesso vescovo sembrano venire da lontano, da quando il prete decise di abbandonare i canoni liturgici e pastorali imposti dalla chiesa di Roma e dalla curia sanseverese e di dedicarsi ad esperienze di fratellanza, comunicazione e comunione tra i fedeli basati sul vangelo e sulle parole di Cristo.
Forse oggi paga, ma questa è solo un'ipotesi di chi scrive, l'essere troppo avanti con i tempi, troppo legato agli ultimi e ai più svantaggiati, e troppo indietro rispetto alla forma e all'apparenza di alcuni settori ecclesiastici. Fatto sta, Rignano lo vuole ancora ed è pronto alle barricate, pur se seguirà i consigli di vita e di comportamento cristiano di don Fabrizio: la non violenza e il rispetto delle idee e delle decisioni altrui.
Saverio Serlenga - Garganopress

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