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Venerdì 22 Settembre 2017 | 09:58

Trinitapoli, riapre il museo degli ipogei

Chiuso due anni fa a causa della conseguenze del sisma dell'ottobre del 2002, riaprirà in settembre e mostrerà il fascino della preistoria pugliese
16:12 ARCHEOLOGIA: PUGLIA, DALLA TERRA EMERGE TEMPIO DI 4 MILA ANNI FA LA SCOPERTA VICINO AL SITO DELLA 'SIGNORA DELLE AMBRE' Roma, 20 giu. - (Adnkronos)
ROMA - "Ipogeo del sacrificio": questo il nome dell'ultima scoperta archeologica rinvenuta recentemente in prossimità del Parco Archeologico Ipogeico di Trinitapoli, in provincia di Foggia. La struttura venuta alla luce risale a circa 4 mila anni fa ed è opera dei proto-dauni, gli antichi abitanti delle terre del Tavoliere della Puglia, ai quali risalgono pure gli altri due ipogei racchiusi nel Parco Archeologico, quello "dei bronzi", che contiene anche la sepoltura della famosa Signora delle Ambre, e l'"ipogeo degli avori".
Il termine ipogeo, poco noto, in architettura indica un vano sotterraneo, scavato nella roccia, adibito a sepoltura o luogo di culto. «Il nome specifico che gli abbiamo dato -ha spiegato Anna Maria Tunzi, direttore della soprintendenza archeologica della Puglia, a cui si deve la scoperta- deriva dal fatto che questo luogo, a differenza degli altri due, ha avuto solo una funzione cultuale, era adibito appunto ai sacrifici. In realtà-ha precisato la Tunzi- queste costruzioni nascono tutte per scopi di culto, pur modificando nel tempo la loro destinazione e diventando, se di dimensioni ampie, anche sepolcri sotterranei.
Possono contenere, infatti, fino a 200 cadaveri. L'ipogeo del sacrificio è molto piccolo e probabilmente per questo è rimasto solamente un tempio».
TUNZI, L'ARCHITETTURA RIPRODUCE IL GREMBO FEMMINILE
«L'architettura di questa tipologia di templi -ha sottolineato il direttore della soprintendenza della Puglia- presenta una caratteristica eccezionale: riproduce dei chiari riferimenti all'apparato sessuale femminile». «La divinità a cui il tempio era dedicato, infatti, -ha aggiunto la Tunzi- è la Madre Terra, dea della fertilità. Si accede nell'ipogeo attraverso il dromos, un corridoio a cielo aperto, che ha la forma di una vulva. Prima di raggiungere la vera e propria sala del culto, a lobi o di forma rettangolare, si deve attraversare un corridoio strettissimo, dalla volta molto bassa, da percorrere quasi strisciando. E' la riproduzione del canale del parto, in quello che appare come una sorta di "tempio-grembo"».
«Tra le scoperte più interessanti fatte all'interno dell'ipogeo dei sacrifici -ha dichiarato la Tunzi- ci sono i resti di una capretta, un unicum nel suo genere. La vittima sacrificale sembra essere stata sgozzata e, come si deduce dalla posizione degli arti non ancora toccati dal rigor mortis, pare sia stata deposta per la divinità ancora calda».
LA SCOPERTA TRA I TUBI DELLA LUCE E DEL GAS
«Abbiamo scoperto questo antico tempio non all'interno del Parco archeologico, ma immediatamente al suo esterno, tra le tubature della luce e del gas», ha rivelato la soprintendente. «Per scavare abbiamo dovuto creare una deviazione nella carreggiata della strade che da Trinitapoli conduce al mare.
Questa è l'unica arteria che funge a questo scopo: ecco perche -sottoline la Tunzi- la prospettiva futura dell'ipogeo dei sacrifici sarà quella di essere a sua volta sacrificato e riaffidato alla terra, dopo un'accurata documentazione e molte foto».
«Lo scavo doveva essere chiuso venerdì scorso -ha aggiunto la Tunzi- eravamo pronti, con la morte nel cuore a insabbiarlo.
L'intervento del Comune ci ha permesso, però, di proseguire ancora le operazioni di scavo, mantenendo bloccata ancora per qualche tempo l'altra carreggiata dell'arteria stradale. Potremo così ricostruire e documentare l'ipogeo nel suo insieme, cosa che ora non sarebbe stato possibile perchè siamo riusciti a darne alla luce solo una parte».
«Tuttavia le sorti del tempio restano segnate: presto ritornerà nelle viscere della terra e rimarrà solo nelle immagini, nei filmati, e nei nostri ricordi».
E NEL PARCO GLI ALTRI DUE TESORI
L'ipogeo dei sacrifici è stato rinvenuto immediatamente all'esterno del Parco Archeologico Ipogeico di Trinitapoli, ma il parco al suo interno racchiude altri due tesori: l'ipogeo degli avori e l'ipogeo dei bronzi. «Abbiamo chiamato l'ipogeo "degli avori"-ha spiegato la Tunzi- a motivo del ritrovamento, al suo interno, di una coppia di statue d'avorio uniche nel loro genere. La prima raffigura un cinghialetto a tutto tondo , alto 7 centimetri, curato nei particolari anatomici e con un' espressione molto simpatica. La seconda è una statua misteriosa anch'essa di avorio e alta 7 centimetri. E' composta almeno da tre parti e pare riprodurre un idoletto con una protome asportabile a forma di testa di toro. Il toro era infatti un animale sacro e molto venerato presso molti popoli del bacino del Mediterraneo».
«L'ipogeo dei bronzi -ha aggiunto il direttore della soprintendenza archeologica della Puglia- è stato chiamato così perchè al suo interno sono state rinvenute le armi di bronzo che componevano il corredo funerario degli uomini sepolti. Ma la cosa più celebre scoperta in quest'ultimo luogo è stata la ormai famosa signora della Ambre».
LA SIGNORA DELLE AMBRE, DONNA D'ELITE DI 4 MILA ANNI FA «Era sepolta nell'ipogeo detto "dei bronzi" e il nome che le abbiamo dato nasce da una sorta di compensazione - ha dichiarato Anna Maria Tunzi-. Quando è stata rinvenuta, infatti, è subito apparsa ricca di monili di ambra subito disintegratisi, però, al contatto con l'aria. Proprio questo ci ha indotto a conservare nel nome il ricordo dell'elemento che più l'aveva caratterizzata ai nostri occhi, di cui oggi però resta solo il ricordo».
«Era una donna d'alto rango -ha proseguito la Tunzi- e ne è prova la composizione del corredo funerario, ricco di simboli tipici delle donne potenti dell'epoca: tra gli altri uno spillone di bronzo e un rocchetto in ceramica, quest'ultimo simbolo dell'arte della tessitura appannaggio, nell'antichità, delle donne nobili. Basti, un a tra tante, a Penelope moglie di Ulisse».
IN AUMENTO I TURISTI A TRINITAPOLI CON PROSSIMA RIAPERTURA MUSEO
Tra marzo e aprile sono stati più di più di 2 mila i visitatori paganti del Parco Archeologico Ipogeico di Trinitapoli, nonostante i due ipogei lì presenti, per la loro struttura fragile e la poca praticabilità, non possono essere visitati all'interno. Ma ancora di più diventeranno i turisti alla volta della Puglia con la prossima riapertura, prevista per settembre, del museo degli ipogei, chiuso due anni fa a causa della conseguenze del sisma dell'ottobre del 2002. Qui saranno raccolti i reperti rinvenuti nei luoghi sacri e sarà tappa obbligata per interessati e curiosi sulla preistoria pugliese.
«Il museo civico -ha spiegato la Tunzi- conterrà molte sale al suo interno, nelle quali inserire i reperti rinvenuti negli ipogei. Ci sarà anche un book shop e un laboratorio dove si riprodurranno in rame i monili, anche quelli delle signora delle ambre, che verranno poi venduti come gadget. Non mancheranno infine sale studio, una biblioteca tematica, una sala mostre, un laboratorio di restauro e uno di archeologia sperimentale: diventerà, insomma, una piccola fucina di studi preistorici per studenti e studiosi». «Ma la cosa più interessante- ha concluso la Tunzi- sarà la possibilità di far visitare virtualmente gli ipogei, chiusi al pubblico, ponendo al loro interno delle telecamere e consentendo ai turisti di perlustrare i luoghi attraverso una postazione telematica situata nel museo».

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