Lunedì 23 Luglio 2018 | 03:46

Porto turistico Taranto, assolto Giancarlo Cito

L'ex deputato ed ex sindaco assolto dall'accusa di concorso in concussione nel processo per presunte tangenti che sarebbero state pagate da una multinazionale per consentire la realizzazione (mai avvenuta) di un porticciolo
TARANTO - L'ex deputato ed ex sindaco di Taranto Giancarlo Cito è stato assolto dal Tribunale di Taranto dall'accusa di concorso in concussione nel processo per presunte tangenti che sarebbero state pagate da una multinazionale per consentire la realizzazione (mai avvenuta) di un porticciolo turistico in località San Vito, sul litorale orientale del capoluogo.
Il pubblico ministero, Maurizio Carbone, aveva chiesto la condanna di Cito a sei anni di reclusione, così come per l'architetto ed ex dirigente comunale Vincenzo De Palma, per il quale invece l'accusa di concussione è stata derubricata in corruzione facendo scattare il non luogo a procedere per prescrizione. Altri due imputati, l'ex assessore comunale Girolamo Cellamare e Luigi Galasso, quest'ultimo simpatizzante del movimento politico di Cito AT6-Lega d'azione meridionale, sono stati condannati a sei mesi di reclusione, con sospensione della pena, per favoreggiamento. I fatti risalgono all'inizio degli anni '90 quando era in carica la giunta comunale guidata da Cito. L'ex deputato ed ex sindaco sta attualmente scontando in carcere una condanna definitiva a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Nei mesi scorsi erano state definite le posizioni di altri quattro imputati coinvolti nella stessa inchiesta e che avevano scelto riti alternativi. Un imprenditore, Michele Campo,aveva patteggiato la pena a due anni di reclusione per concorso in concussione per avere fatto transitare sotto forma di pubblicità alla sua ditta tangenti per 120 milioni di lire. Gli architetti Emidio Chianura e Giuseppe Gagliardi, anche loro accusati di concussione, erano stati condannati con rito abbreviato a due anni e otto mesi ciascuno, mentre un giovane accusato di favoreggiamento, Giovanni Manfredi, era stato assolto sempre con rito abbreviato.

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