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Lunedì 25 Settembre 2017 | 03:00

Sparatoria a Bari vecchia: 2 ipotesi sui mandanti

Lunedì sera sono rimasti feriti il presunto malavitoso Luigi Milloni, di 38 anni, sua cognata Pasqua Abbattista, di 27, una nipote di 3 anni della donna, ed una passante
BARI - Ruotano attorno a due ipotesi le indagini che gli investigatori stanno conducendo sull'agguato avvenuto ieri sera in via La Trulla, a Bari vecchia, nei pressi della Cattedrale, a pochi passi da corte Alberolungo, dove si trova la roccaforte della famiglia Milloni.
Il bilancio della sparatoria è di quattro feriti: Luigi Milloni, di 38 anni, sua cognata Pasqua Abbattista, di 27, una nipote di tre anni della donna, e una passante, Francesca Tavarilli, di 46. Milloni è stato operato d'urgenza dopo essere stato ferito con quattro proiettili che lo hanno colpito alle gambe e all'addome. Le sue condizioni non sono gravi. Lievi anche le ferite riportate alle gambe dalle due donne e dalla bambina.
Ma torniamo alle due ipotesi investigative.
1) Una vendetta ordinata dal clan capeggiato da Giuseppe De Felice che teme che Luigi Milloni, per uscire dal carcere, sia diventato un confidente delle forze di polizia.
Il clan De Felice potrebbe ritenere che Milloni sia diventato un informatore delle forze di polizia. Questo perché Milloni, tre mesi fa, è stato scarcerato dopo essere stato detenuto per 12 anni per un omicidio che non aveva commesso. Per il clan De Felice gli inquirenti sono giunti alla decisione di non colpevolezza di Milloni per le dichiarazioni che questi ha rilasciato sulla criminalità barese.
2) La seconda ipotesi è un regolamento di conti voluto dai Capriati per punire la famiglia Milloni, che da tempo ha tradito il clan storico di Bari vecchia, quello dei Capriati appunto, per passare con gli Strisciuglio.
I Capriati avrebbero avviato da tempo un gioco di supremazia territoriale per riconquistare il Borgo antico di Bari e il quartiere di San Girolamo, feudo quest' ultimo dei rivali dei Capriati, gli Strisciuglio. Per questo sarebbe stato colpito Luigi Milloni che è il più anziano e il più rappresentativo della sua numerosa famiglia i cui appartenenti vantano vistosi precedenti penali. I fratelli di Milloni (Alfredo, Andrea e Giuseppe) negli ultimi tempi sono stati coinvolti in episodi di sangue; Domenico è invece in carcere, mentre Nicola è da alcuni anni collaboratore di giustizia.
Secondo la ricostruzione dell'accaduto fatta da polizia e carabinieri, a sparare sono stati due uomini con i volti scoperti. Hanno agito in sella ad un ciclomotore a bordo del quale sono poi fuggiti tra i vicoli, le corti e gli archi della città vecchia. Posti ideali, dal punto di vista logistico, per compiere un agguato e fuggire indisturbati. I due killer avrebbero usato due armi calibro 7.65 con le quali anno sparato 16 o 17 proiettili in rapida successione. Vista la dinamica dei fatti gli inquirenti non escludono che per l'agguato sia stata usata una mitraglietta.
Nella notte il Pm inquirente della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Desiree Digeronimo, avrebbe fatto compiere alcuni esami "stub", utilizzati per rilevare la presenza di polvere da sparo su mani, braccia e abiti di persone sospette.
Milloni fu arrestato e condannato a 22 anni di reclusione insieme con Mario Ferrante, di 36 anni, con l'accusa di aver ucciso Sebastiano Dentamaro il primo settembre '91. Per entrambi la condanna è passata in giudicato, ma nei mesi scorsi la Dda di Bari ha fatto arrestare per quel delitto i pregiudicati Giuseppe De Felice, di 45 anni (soprannominato "Pinuccio il napoletano"), e Giovanni Rossini, di 42, per i quali il Pm Alessandro Messina ha chiesto il rinvio a giudizio. A carico di De Felice e Rossini ci sono le testimonianze rese da 12 collaboratori di giustizia e l'impronta dattiloscopica del palmo di una mano di De Felice trovata sul serbatoio della moto sulla quale agirono i sicari. Mandante dell'omicidio Dentamaro - secondo l'accusa - è Sabino Capriati, già condannato a 24 anni di reclusione.
Nei mesi scorsi per Milloni e Ferrante sono state disposte la scarcerazione e la revisione del processo che comincerà il 22 ottobre prossimo dinanzi ai giudici della Corte d'appello di Lecce. Alla condanna di Milloni e Ferrante si giunse anche a seguito del racconto di un testimone del delitto che, nel corso del dibattimento, ritrattò la versione dei fatti data in precedenza alla Polizia: ammise di essere stato costretto a dichiarare il falso perché minacciato di morte da presunti affiliati al clan che, all'epoca dei fatti, era in guerra con la famiglia malavitosa cui sarebbero stati vicini - secondo la Dda - i due accusati.

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