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Lunedì 25 Settembre 2017 | 17:14

Taranto - Per i 31 Cobas pesanti accuse

Chiuse le indagini. Riconosciuti i reati di associazione sovversiva, tentata violenza privata, oltraggio, sequestro di persona, propaganda e apologia sovversiva, manifestazione non autorizzata, lesioni aggravate, inosservanza di un provvedimento della pubblica autorità
TARANTO - Associazione sovversiva, tentata violenza privata, oltraggio, sequestro di persona, propaganda e apologia sovversiva, manifestazione non autorizzata, lesioni aggravate, inosservanza di un provvedimento della pubblica autorità.
Sono queste le pesantissime accuse che gravano su 31 esponenti della confederazione Cobas di Taranto, raggiunti martedì sera dall'avviso di chiusura delle indagini preliminari firmato dai pubblici ministeri Matteo Di Giorgio e Ida Perrone.
Il 31 maggio del 2002, nove dei 31 indagati furono sottoposti agli arresti domiciliari dagli agenti della Digos, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Ciro Fiore.
L'avviso di chiusura delle indagini preliminari, atto propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio (o di archiviazione) è stato notificato dunque anche a Salvatore Stasi e Giancarlo Petruzzi, entrambi all'epoca dei fatti coordinatori provinciali dei Cobas, i fratelli Giuseppe e Gianluca Fonzino, Pierpaolo Solito, Antonio Brunetti, Laura Ricchiardi, Anna De Florio, e Lucia Francioso, le nove persone che restarono ai domiciliari sino al 5 luglio del 2002, quando il gip Ciro Fiore ne dispose la scarcerazione per l'attenuazione delle esigenze di carattere cautelare.
Le indagini della Digos iniziarono il 5 gennaio del 2001, quando il movimento di estrema destra Forza Nuova organizzò al rione Salinella di Taranto una manifestazione. In quella occasione, secondo l'accusa, i Cobas costrinsero gli esponenti di Forza Nuova a riparare in un edificio della Salinella, aggredendo con pugni e bastoni un attivista che riportò ferite giudicate guaribili in cinque giorni dai medici.
Nelle quaranta pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Ciro Fiore c'è, di fatto, la storia di un anno e mezzo di iniziative antagoniste organizzate e promosse a Taranto dalla Confederazione Cobas, dal Collettivo Antiglobal Life e dal Collettivo Femminista Streghe Rosse. In particolare, vengono prese in esame le manifestazioni contro una società di lavoro interinale ed un fast-food svoltesi nel marzo del 2001 e poi tutta l'organizzazione della spedizione al G8 di Genova. Da alcune intercettazioni, rimbalza la volontà di alcuni degli indagati di oltrepassare la famosa zona rossa. «...anche noi all'interno di un quadro cercheremo di violare la zona rossa. Sicuramente difenderemo le nostre teste dalle botte delle forze del disordine... andremo lì autotutelati... con i caschetti... con quello che occorre... quindi siamo sostanzialmente d'accordo rispetto a bloccare il Vertice... in tutti i modi».
Pochi giorni dopo il G8 di Genova, Taranto divenne capitale della protesta no-global con lo svolgimento di diverse manifestazioni, una delle quali culminò con un fitto lancio di uova contro l'ingresso della questura e con la penetrazione da parte di alcuni militanti dei Cobas sin dentro il corpo di guardia, mentre in un'altra a farne le spese fu un carabiniere in borghese che venne aggredito e minacciato.
Il gip Ciro Fiore nel valutare la richiesta di arresto per 15 dei 31 indagati presentata dai pubblici ministeri Matteo Di Giorgio e Ida Perrone all'inizio di aprile, sottolineò l'esigenza di applicare la misura cautelare per interrompere l'attività della associazione sovversiva, optando per la misura degli arresti domiciliari «tenuto conto della diminuente del fatto lieve in considerazione dell'estensione territoriale, del numero dei componenti ancora abbastanza esiguo, della qualità rudimentale delle armi di cui il gruppo dispone nonché della facile reperibilità». Fiore rigettò, invece, la richiesta di arresto per sei indagati indicati come «meri partecipi e definiti nello stesso capo di imputazione mera manovalanza», facendo salva, per i destinatari della misura restrittiva, «la possibilità di revoca o di sostituzione con un'altra più attenuata perché ritenuta più adeguata alle esigenze cautelari alla luce di quanto emergerà dall'interrogatorio difensivo degli indagati».
Otto esponenti tarantini del movimento «no-global», inoltre, il 15 novembre del 2002 furono raggiunti da una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Cosenza scorso con l'accusa di associazione sovversiva, nell'ambito dell'inchiesta avviata dal pubblico ministero Domenico Fiordalisi sulla costituzione della «Rete meridionale del Sud ribelle». Nei giorni scorsi i 13 no-global (tra cui il leader delle tute bianche Luca Casarini, quello dei disobbedienti Francesco Caruso ed i tarantini Salvatore Stasi e Giuseppe Ronzini) per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, hanno presentato domanda di ricusazione del giudice delle udienze preliminari del tribunale di Cosenza, Giusy Ferrucci. Il Governo si è costituito parte civile, avanzando una richiesta di risarcimento danni per 5 milioni di euro «per il danno morale provocato dai fatti avvenuti in occasione del G8».
Riguardo all'inchiesta tarantina, nei prossimi giorni gli avvocati Mino Cavallo e Paola Galleli, legali dei 31 indagati, chiederanno copia degli atti e valuteranno l'opportunità di presentare una memoria difensiva oppure di far interrogare i loro assistiti.
Mimmo Mazza

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