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Martedì 26 Settembre 2017 | 20:15

Fecondazione - «Legge crudele: nega figli sani»

La sentenza del giudice di Catania ha vietato ad una pugliese di 35 anni, portatrice sana di talassemia, la possibilità di scegliere l'ovulo da impiantare tra quelli fecondati in vitro. Disegno di legge per le malattie rare. Il medico: L'ovulo era sano ma la donna era troppo provata
CATANIA - «E' una legge atroce, fatta da chi non sa di cosa parla, occorre cambiarla per rispetto delle famiglie e delle donne». Così si sfoga l'insegnante pugliese di 35 anni, portatrice sana di talassemia, alla quale un giudice di Catania ha vietato la possibilità di scegliere l'ovulo da impiantare tra quelli fecondati in vitro.
Il giudice monocratico di Catania, Felice Lima, ha scritto nella sentenza di «avere applicato la legge 40 del 2004» che, ha ricordato, «vieta nella procreazione medicalmente assistita di selezionare gli embrioni da trasferire nell'utero».
Ma, nonostante la sentenza, precisa la donna, non si arrende. «Domani torno a lavorare - annuncia - ma riprende la mia battaglia per un diritto naturale e costituzionale: avere un figlio mio, tutto mio e sano». L'insegnante afferma di essere «distrutta», anche se sottolinea di non volersi arrendere: «sto vivendo un'esperienza drammatica ma non mi fermo. Sono troppo arrabbiata, e dalla mia rabbia trovo la voglia di reagire e continuare».
«Io - sottolinea la donna - a differenza di molti parlamentari italiani, senza cuore, vivo ogni giorno con l'handicap, perchè faccio l'insegnante di sostegno. Molti di loro non sanno cosa sia il dolore di vedere un figlio gravemente malato. E se capitasse a una loro figlia? Che farebbero?». La protagonista di questa vicenda che ha riacceso le polemiche attorno alla legge sulla fecondazione assistita ancora non sa cosa fare in futuro. «Certo ci riproverò - dice - ma non so come e quando. In questo momento mi sento trattata come un oggetto non come una donna. Spero che la legge cambi e possa riprovarci, perchè non ho la possibilità economica di andare all'estero, in uno dei tanti Paesi Europei dove si stanno recando tantissime coppie italiane benestanti». Dell'ipotesi adozione «per il momento» preferisce non parlare. «Perchè devo essere costretta ad adottare un figlio - spiega - da una legge che mi vieta di averlo naturalmente? Io voglio un figlio mio, come tante altre madri».
L'insegnante ricorda «le sofferenze terribili e i dolori atroci per avere un figlio». «Ho già avuto tre aborti - rivela - e non posso più farne, per non rischiare di morire. Io chiedo la possibilità di avere impiantato embrioni sani o portatori sani di talassemia e di congelare quelli malati: non è un aborto eugenetico, la scienza fa passi avanti e in futuro potrebbe trovare una soluzione e gaurirli».
La donna non porta rancore nei confronti del giudice di Catania: «ha applicato una legge sbagliata - dice - che è un muro contro i diritti delle donne». «Dopo avere appreso della sentenza - ricorda - sono stata malissimo, e sono ancora distrutta. Avevo una speranza ma ho perso due volte: davanti al giudice per colpa di una legge sbagliata e crudele e l'embrione che portavo in grembo».
«Questa situazione ha sconvolto la mia vita e quella dei miei familiari - conclude la donna - mio marito mi ha sempre sostenuto, e continua a farlo come i miei congiunti, ma non ci fermeremo: non so come, ma lotteremo ancora per avere riconosciuto un nostro diritto naturale riconosciuto in tutti i paesi europei tranne che in Italia: avere un figlio nostro, sano».
Mimmo Trovato

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