Domenica 22 Luglio 2018 | 22:25

Ambiente di Puglia, solo il mare è salvo

Dal primo «Rapporto sullo stato dell'ambiente in Puglia», presentato dall'Arpa regionale una Regione malata, che vive l'emergenza di acqua e rifiuti in un territorio largamente devastato
Ambiente di Puglia, solo il mare è salvo
BARI - E' il suolo il grande malato di Puglia, almeno a scorrere i dati introduttivi del primo «Rapporto sullo stato dell'ambiente in Puglia», presentato ufficialmente dall'Arpa regionale. Un volume denso e corposo, composto da 600 pagine tra dati, schemi e tabelle, ma anche molto lacunoso, con dati non sempre aggiornatissimi o incompleti, che analizzano la nostra regione suddividendola in otto ambiti ambientali: aria, ciclo delle acque, ambiente marino costiero, suolo, natura e biodiversità, rifiuti, ambiente urbano e rischio tecnologico.
Il settore che ne esce peggio è il suolo, che vive sulla «propria pelle» due grandi emergenze regionali, decretate ormai dieci anni fa ed ancora irrisolte: la gestione delle acque e i rifiuti.
Il territorio di Puglia è uno spazio troppo intensamente sfruttato da processi agricoli (per il 65%, rispetto ad una percentuale nazionale del 44%) e che solo nel 9% dei casi vede avviate o promosse l'utilizzo di pratiche biologiche più rispettose dell'ambiente e con un minore consumo di prodotti fertilizzanti; un territorio che degrada in progressivi rischi idrogeologici, dove si mescolano processi di erosione della costa, a processi di desertificazione che interessano il 93% di tutta l'area regionale. Erosione e desertificazione che unite a sfruttamento intensivo creano un corto circuito difficile da spezzare. Manca l'acqua e nello stesso tempo sono poco conosciute e sfruttate le falde acquifere sotterranee con particolare riferimento alle zone garganiche e murgiane, contemporaneamente risulta fortemente degradata la zona a destra della foce dell'Ofanto, il fiume più importante di Puglia.
Un suolo malato e che soffre dalla devastazione delle cave (il 33% e con numeri in aumento concentrate solo nella provincia di Bari), ma che in compenso è un'«isola felice» per il pericolo sismico, fatta eccezione della provincia di Foggia, dove tutti i comuni rientrano nelle due massime zone di rischio.
Ma è per le discariche autorizzate ed abusive che il suolo di Puglia soffre di più, con Lecce che può vantare la palma di «pattumiera della Regione»: su 268 discariche autorizzate più della metà sono nella provincia salentina (172), alle quali aggiungere 77 scarichi abusivi su un totale di 213.
Un suolo malato che sicuramente non è un bel biglietto da visita per le aspettative turistiche, certo, il mare di Puglia si riconferma tra i più belli d'Italia, ma difficilmente potrà reggere, se non può contare su un territorio sano.

«I dati raccolti nel Rapporto sono solo la base di partenza, una sorta di censimento che da ora ci permetteranno di muoverci con maggiore padronanza - spiega Alfredo Rampino, direttore generale dell'Arpa - un canovaccio su cui lavorare da oggi per promuovere una gestione più sostenibile del territorio. Anche per questo una copia del Rapporto verrà distribuita tra tutte le scuole medie pugliesi, oltre ad enti locali e consiglieri politici».
«Tutto sommato la situazione ambientale in Puglia è abbastanza positiva - sottolinea Onofrio Lattarulo, direttore scientifico dell'Arpa - restano in evidenza le solite emergenze: l'amianto della Fibronit per Bari, la centrale di Cerano per Brindisi e l'Ilva per Taranto».
I due direttori evidenziano per l'Agenzia la necessità di ampliare l'organico a disposizione (attualmente 300 dipendenti) per avviare tutti i rilievi necessari sul territorio, ed è per questo che è stata presentata alla Regione una proposta di pianta organica che dovrebbe raddoppiare il numero di tecnici e dipendenti entro il 2005; «ma è solo una proposta» rileva Rampino.

Per quanto riguarda altre emergenze ambientali riferite agli altri ambiti presi in esame:
- sulla qualità dell'aria restano le situazioni critiche dei grandi centri urbani. In tutto sono 51 le centraline già attive od attivate, tra regionali, provinciali o comunali, e di queste 11 avviate nel 2003. Parziali o disaggregati i dati che arrivano da Lecce e Taranto dove si dovrà approfondire l'analisi, in particolare sulle percentuali di polveri sottili;
- sul controllo dell'acqua dolce, così importante quando il caldo inizia a farsi sentire, l'Arpa ha appena da 10 giorni avviato il progetto «Estate sicura», che prevede il prelevamento entro il 18 luglio, in particolare in centri alberghieri, di 700 campioni tra alimenti e acqua potabile per prevenire il rischio di salmonella e legionella. Dalla quarantina di prelievi fatti sinora, solo uno è risultato positivo e si sta precedendo ad ulteriori controlli. Più critica la situazione del trattamento delle acque reflue con i depuratori assolutamente non in grado di soddisfare le esigenze delle popolazione, ma solo del 34,63%, con la provincia più virtuosa che è Foggia (oltre il 79%) mentre Bari con il 25% praticamente ha solo un cittadino su quattro che può affermare di utilizzare il servizio;
- l'ambiente marino è tutto sommato il fiore all'occhiello della Puglia, anche se nelle rilevazioni mancano molte informazioni, come ad esempio l'impatto ambientale ed il bilancio depurativo, dati essenziali per una corretta pianificazione territoriale. Per il resto su quasi 800 km di costa sono balenabili oltre 700 km, mentre risultano inquinati poco più di 71, la provincia Tarantina tra le più penalizzate (su 85 km, 23 non sono balenabili), mentre le coste e i bagni più belli sono sicuramente da fare nel Foggiano che con 211 km vede inibiti solo 3 km;
- nella conservazione della biodiversità mediterranea la Puglia continua a soffrire essenzialmente per gli incendi e la pressione venatoria. Punti di criticità che mettono a rischio una ricchezza vegetale ed animale unica nel panorama nazionale che conserva il 37% della flora ed il 58% delle specie animali italiane;
- capitolo a parte il problema rifiuti. La Puglia è in emergenza da 10 anni e imbottigliata in un commissariamento straordinario che ormai sembra la normalità. Dati del 2001 rilevano come sia Bari la provincia che produce più rifiuti urbani (673mila tonnellate), mentre Taranto ha il record di quelli speciali (1.171.953 t.) e con Foggia la più «parsimoniosa» con 277mila tonnellate di rifiuti speciali e 274mila urbani. Ma la vera emergenza è che questa montagna di rifiuti finisce per il 97% in discarica (percentuale riferita ai soli rifiuti urbani, ndr.) rispetto al dato medio nazionale che è il 67%. Tra l'altro il dato positivo è che con il 2003 la raccolta differenziata è effettuata su tutto il territorio, ma per rifiuti che poi finiscono in discarica;
- nelle città e comuni pugliesi è forte l'attenzione ai processi di Agenda 21, che testimoniano una decisa volontà popolare a tenersi aggiornati sui temi di carattere ambientale, anche se poi il tasso di abusivismo edilizio resta tra i più alti d'Italia (4 costruzioni su 1000 rispetto ad una su 1000 come dato nazionale). Bassissima la disponibilità di verde urbano con solo 2,5mq per abitante. In emergenza la questione dell'inquinamento elettromagnetico, determinato da una massiccia presenza di impianti per teleradiocomunicazioni, a fronte dei pochi dati disponibili, in Puglia saranno dislocate 98 centraline di monitoraggio a fronte delle 25 già attive. I risultati delle rilevazioni saranno disponibili nei prossimi rapporti;
- per quanto riguarda le aree industriali che presentano un elevato rischio ambientale è necessario intervenire nella zona Brindisina e del Tarantino «essenzialmente per fare chiarezza - sottolinea Alfredo Rampino - perché esistono studi di vario genere sulla pericolosità ed incidenza nel numero di tumori in queste aree, ma è necessario ora organizzare i dati in possesso per garantire risposte certe».
Il primo «Rapporto sullo stato dell'ambiente in Puglia» è quindi solo un punto di partenza, vedremo nei prossimi mesi se si riuscirà ad avviare processi più operativi, perché la Regione ha bisogno di un territorio ambientalmente appetibile se vuole vincere la sfida di un turismo competitivo a livello internazionale, in questo senso l'ambiente è un fattore essenziale di sviluppo economico, altrimenti la partita è persa in partenza.
Rita Schena

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