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Sabato 23 Settembre 2017 | 18:25

«Niente Internet, siamo comunicatori»

Al 4° meeting nazionale sulla comunicazione e l'informazione organizzato a Bari dalla facoltà di Scienze della Comunicazione, un grande assente il web e le sue potenzialità. Un vero peccato
BARI - Nell'isola della comunicazione non c'è spazio per Internet. Almeno così sembra nel seguire i lavori del 4° Meeting organizzato a Bari dalla facoltà di Scienze della Comunicazione, «Comunicare. L'isola che c'è», dove in un'intensa giornata densissima di incontri (anche troppo, tanto che i tempi e le tabelle di marcia sono state del tutto stravolte) si sono alternati nell'auditorium universitario esperti comunicatori, giornalisti del calibro di Eugenio Scalfari e Sergio Zavoli, docenti universitari e imprenditori. Tutti insieme ad avvicendarsi tra tavole rotonde e faccia a faccia con studenti, a disquisire tra etica della comunicazione e deontologia giornalistica, tra racconti di vita vissuta e dispensando perle di saggezza, ma nella più totale assenza delle nuove tecnologie, che pur tanto stanno dando alla comunicazione ed informazione del Terzo Millennio.
Un'occasione mancata, ed è un vero peccato, perché si misura ancora una volta il distacco tra un approccio tradizionale al panorama della comunicazione, in un'Università che appare ancora troppo paludata, tra storie antiche e racconti di un glorioso passato, e il sistema contemporaneo, dove se un motore di ricerca non rintraccia nessuna notizia su una persona o un fatto, significa automaticamente che non esiste, che non è mai esistito. Una frattura di approccio tanto più rilevante alla luce di quel gap tecnologico che separa il Sud dal nord Italia e che non si combatte solo stendendo fibre ottiche o finanziando lo sviluppo della banda larga nel Mezzogiorno, ma sollecitando che Internet e le sue problematiche entrino nelle Università, che diventino argomento di speculazioni culturali ampie senza demonizzare o mitizzare.
Non è possibile oggi parlare di Comunicazione ed Informazione e non porre la Rete tra i protagonisti del contendere. Ogni giorno i giornalisti web e tutti i professionisti che scrivono in Rete contribuiscono alla costruzione della più importante meraviglia del mondo contemporaneo, la più grande banca dati di notizie, commenti, informazioni ed approfondimenti, talmente sconfinata che al confronto la biblioteca di Alessandria (una delle sette meraviglie del mondo antico) è una misera libreria da soggiorno. Ma tutto questo non c'era al meeting di Bari.
Peccato, perché d'altro canto era semplice notare un'incongruenza: nella rassegna stampa dell'evento le testate e gli spazi on line che promuovevano ed annunciavano l'appuntamento erano pari nel numero ai ritagli di giornali «cartacei».
La verità è che almeno nel Sud si continua a sottovalutare il web. Chi ha organizzato e seguito il meeting conosce la Rete e la usa per i propri scopi comunicazionali, però poi evidentemente non la ritiene «degna» di entrare in un'aula universitaria.
Eppure l'attenzione, le aspettative e la passione dei tanti studenti che hanno lavorato mesi per organizzare un evento così importante era palpabile, in un auditorium gremito di giovani che letteralmente pendevano dalle labbra dei relatori.
C'è stata una autentica standing ovation all'ingresso di Sergio Zavoli che rispondendo alle domande di Michele Mirabella ha raccontato cosa significasse fare giornalismo all'indomani della Seconda Guerra mondiale, di «un mestiere che diventa passione quando ti rendi conto che lo faresti anche se non fossi pagato», e mettendo il dito sulla piaga, di cosa si debba intendere per Verità giornalistica, sottolineando che per quanto la verità sia l'obiettivo della professione, è difficile da garantire, perché «il giornalista è il frutto della propria faziosità».
Altrettanta tensione emotiva c'era da parte degli studenti nel raccogliere le parole di Eugenio Scalfari, che in un'intervista filmata poneva la questione sull'obiettività nella professione del giornalista: «In una regola aurea della nostra deontologia i fatti sono quello che sono, i commenti sono a parte. Si dice che i fatti sono quelli che accadono, ma per me i fatti sono quello che vedo accadere, non quelli che accadono».
Verità ed obiettività i due pilastri fondamentali della professione del giornalista, che come ha sottolineato Michele Partipilo, presidente dell'Ordine regionale dei giornalisti, moderando la tavola rotonda «Informare è comunicare? Il mestiere del giornalista fra labili equilibri e opinioni personali», si deve sempre tradurre in «rispetto per la verità sostanziale dei fatti».
Gli spunti di riflessione che sono stati lanciati durante le varie sessioni del meeting di Bari non sono stati da poco. In gran parte i relatori si sono trovati d'accordo nel distinguere tra comunicazione ed informazione, con la prima che è scambio di emozioni e la seconda passaggio di notizie; così come si è sottolineato il pericolo della «notizialità», con il giornalista che non deve limitarsi a servire come informazione solo la notizia che può interessare la gente, ma che deve saper sollecitare anche un interesse più ampio e culturalmente costruttivo.
Ed è a questo punto delle riflessioni tra giornalisti e docenti universitari, che si è avvertita più forte l'assenza di professionisti del web.
Chi costruisce ed inserisce notizie in Rete, opera all'interno di un sistema che più della televisione, radio o giornali ha confini labili tra comunicazione ed informazione. Si può inserire una notizia on line e dopo pochi minuti ricevere una email di un lettore che chiede maggiori informazioni o avanza contestazioni, costringendo il giornalista a rivedere, approfondire, spiegare, il tutto in tempo reale. Ogni volta che si colloca una nuova informazione nella Rete, la notizia diventa bene comune (con l'aggettivo che ha la stessa radice semantica di comunicare) con il mondo, tanto che per un navigatore è semplicissimo farla propria: Ctrl+C e Ctrl+V e quell'articolo diviene mio, da trasformare, rielaborare, farne argomento di discussione.
Questa semplicità nell'appropriarsi di una notizia, apre un baratro deontologico per il giornalista web. Quell'informazione, più di un articolo giornalistico o di un reportage televisivo, può essere intercettato oggi, domani, tra dieci anni e se non è costruito eticamente può creare problemi esattamente come una bomba ad orologeria.
No, tutto questo non c'era al meeting organizzato dalla facoltà di Scienze della Comunicazione di Bari, forse perché l'unica materia di giornalismo che si insegna è Storia del giornalismo, come è stato sottolineato da alcuni interventi, o forse perché il sistema cattedratico meridionale utilizza Internet solo per la posta elettronica. Una cosa è certa: non si può aspirare a diventare buoni comunicatori ignorando Internet, si finirebbe per subire uno strumento essenziale, invece di saperlo governare.
Rita Schena

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