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Domenica 24 Settembre 2017 | 10:43

Sciopero per la fame per Anita

Luciano Pallara, barese di 48 anni, esasperato dall'inefficienza delle strutture sanitarie pubbliche fa lo sciopero della fame in piazza. Per ottenere una fisoterapista per la figlia, 15 anni, che soffre di atrofia muscolare spinale. Intanto, altri genitori si aggiungono alla protesta
Anita Pallara, affetta da atrofia muscolare spinale. La protesta dei genitori BARI - «Protesto per il diritto alla salute; faccio lo sciopero della fame per ottenere una fisoterapista per mia figlia».
Luciano Pallara, barese di 48 anni, da stamane manifesta la sua disperazione davanti al cavallo di Ceroli, vicino al Comune di Bari.
«E' una lunga storia: di fatto sono oltre 4 mesi che cerchiamo di ottenere un trattamento adeguato per la malattia di Anita».
Lei, una ragazzina di 15 anni, soffre di atrofia muscolare spinale: ha bisogno di massaggi particolari (un paio alla settimana) che solo una terapista era riuscita a garantirle, presso l'istituto S. Agostino di Noicattaro. Ma per esigenze d'organizzazione interna (turnazione del personale), Anita è stata affidata ad un'altra fisioterapista «non in grado di effettuare un trattamento efficace. Quando l'ho fatto notare - continua Pallara - mi è stato risposto che non potevano fare nulla».
«Stessa risposta ho ottenuto dai responsabili di altri istituti, - continua - nonché dai dipendenti dell'Asl, a cui ho chiesto indicazioni e suggerimenti per trovare un'altra fisioterapista adeguata. Abbiamo bussato a tutti i centri della provincia senza trovare aiuto o soluzione».
La rabbia per l'impotenza davanti al muro della burocrazia nonché la delusione per essere solo, hanno condotto questo padre all'estremo: «Protesto perché chiunque abbia diritto a strutture pubbliche affidabili. Dove finiscono i soldi che la Regione paga per le cure di mia figlia? - si chiede, perplesso, Pallara - Esistono dei controlli?».
Alla sua disperazione, intanto, si sta aggiungendo quella di altri genitori, maltrattati dalla struttura sanitaria pubblica. Come la mamma di Simone, che è venuta a dare sostegno alle ragioni del diritto sanitario: suo figlio è privo di cure fisioterapiche da oltre un mese, perché la sua terapista è in malattia e non si sa quando tornerà da lui.
«Se non si troverà una valida soluzione per la salute di Anita, con tutta la mia famiglia saremo costretti a trasferirci a Bologna, dove esiste un centro specializzato adeguato a garantire la prestazione medica».
«Ma - si chiede Pallara - possiamo essere costretti a cambiare vita, perché la sanità locale non è affidabile, né efficiente?».
Stefania Lisena

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