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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 11:30

Depuratore di Bisceglie: sei avvisi di garanzia

La Procura ipotizza errori nella progettazione, il pagamento di parcelle professionali nonostante la carenza di alcuni requisiti e false attestazioni sulla certificazione dell'opera. L'inchiesta nacque da un esposto sulla puzza emanata dall'impianto
TRANI - L'inchiesta sul depuratore di Bisceglie sfocia in 6 avvisi di garanzia.
Accusati a vario titolo, dinanzi agli inquirenti dovranno comparire per gli interrogatori i progettisti Mario Savona e Tommaso Galantino, il responsabile del procedimento amministrativo all'ufficio tecnico di Bisceglie, Giacomo Losapio, nonché 3 persone preposte di fatto dalla Prefettura di Bari e nominate dall'Acquedotto Pugliese: il direttore dei lavori Gerardo La Penna, il coordinatore responsabile del procedimento Nicola Conese, e l'impiegato dell'AQP Luigi Gerardo Del Popolo.
La notifica degli avvisi di garanzia giunge alla vigilia del possibile deposito della certificazione di collaudo del nuovo depuratore.
Una struttura che - secondo il Pm Savasta - per come è progettata non solo non potrà mai raggiungere gli obiettivi previsti, ma provoca anche odori nauseabondi.
Si sarebbe dinanzi ad un "impianto assolutamente inidoneo", realizzato poi, proprio su quei parametri, dall'Associazione temporanea d'imprese FIMCO-AGECOS.
Il Pm contesta presunti errori nella progettazione, il pagamento di parcelle professionali nonostante la carenza di alcuni requisiti e false attestazioni sulla certificazione dell'opera.
A vario titolo vengono contestati i reati di truffa aggravata, omissioni d'atti d'ufficio e falso ideologico.
C'è "puzza" d'illeciti, dunque, sul depuratore biscegliese, causa di esalazioni nauseabonde che lo scorso anno avevano portato numerosi residenti del quartiere S. Francesco-Seminario e l'Associazione Verde Ambiente e Società a denunciare la situazione alla Procura della Repubblica.
Emissioni maleodoranti che con lo spirare dei venti non sono circoscritti solo a sud della litoranea, cioè nei pressi dell'impianto, in località lama di Macina, ma anche in altre zone della città.
Agli inizi di Giugno il Pm Savasta dispose il sequestro con facoltà d'uso di entrambi i depuratori. Furono compiute anche una serie di analisi ipotizzandosi lo scorretto funzionamento dell'impianto con possibili conseguenze sull'inquinamento delle acque e sulla balneazione.
Una situazione che sarebbe ancora in atto proprio perché i depuratori, per diversi motivi, non potrebbero assolvere le funzioni del ciclo di depurazione.
Losapio, quale responsabile del procedimento presso l'ufficio tecnico, non avrebbe rilevato le carenze progettuali (i due progettisti sono indagati per truffa aggravata) e non avrebbe impedito il pagamento degli onorari. Parcelle che - secondo il magistrato inquirente - non dovevano esser liquidate, in assenza di apposite garanzie economiche che i due professionisti avrebbero dovuto prestare per l'esatta realizzazione dei lavori. Per il funzionario comunale l'accusa si estende all'omissione d'atti d'ufficio.
Di quest'ultimo reato e di falso ideologico sono indagati La Penna, Conese e Del Popolo preposti dalla Prefettura e nominati dall'Acquedotto per seguire la pratica depuratore.
Viene contestata la presenza di un certificato d'ultimazione dei lavori dell'impianto prima dell'effettivo completamento delle opere.
Sarebbero state omesse, inoltre, le rilevazioni sull'inidoneità dell'impianto al fine di favorire i progettisti.
Antonello Norscia

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