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Lunedì 25 Settembre 2017 | 11:54

Dichiarata fallita la società Cedi-Puglia

Vi aderiscono Gum, Tarantini ed ex Standa Commerciale. Dava lavoro a circa 1.600 persone, indotto compreso. Ipotizzata la bancarotta fraudolenta
BARI, 3 maggio 2004 - Il Tribunale fallimentare di Bari (presidente Aldo Napoleone) ha dichiarato fallita la società consortile a responsabilità limitata «Cedi Puglia», a cui aderiscono diverse aziende che distribuiscono e vendono beni in diversi supermercati (Gum, Tarantini ed ex Standa Commerciale) di Puglia, Calabria e Sicilia. Tra dipendenti diretti, lavoratori dell'indotto e di altre cooperative, la società dava lavoro a circa 1.600 persone. Curatore fallimentare è stato nominato il prof. Giuseppe Trisorio Liuzzi.
La società è stata dichiarata fallita perché - emergerebbe dalla sentenza - non era in grado di soddisfare il fabbisogno concordatario stimato in circa 70 milioni di euro. La Cedi Puglia, infatti, era stata ammessa al concordato preventivo il 24 gennaio 2003 dopo che i tre liquidatori della società, avvocati Vito Nanna e Pasquale Ronco e il commercialista Giovanni Gentile, stimarono che la società vantava crediti per circa 200 milioni di euro (esigibili al 50-60%), e quindi affermarono che essa poteva soddisfare, secondo le modalità previste dalla normativa sul concordato preventivo, le pretese di tutti i suoi creditori: al 40% i chirografari e al 100% quelli privilegiati che, nel caso specifico, sono i dipendenti della società, da tempo senza stipendio.
Le valutazioni esposte dalla società, però, sono state ritenute poco credibili dai giudici perché - ha ritenuto il Tribunale - basate su una tenuta delle scritture contabili non proprio aderente alla realtà.
Nel corso della procedura fallimentare, la Procura di Bari ha avviato un'inchiesta e, nei giorni scorsi, ha fatto notificare avvisi di garanzia ad uno dei tre liquidatori della società, avv. Ronco, a due ex amministratori della Cedi Puglia e a due dirigenti di società collegate alla Cedi Puglia, che - secondo la Procura - si occupavano della gestione della società dichiarata fallita. Nel fascicolo d'indagine, il pm inquirente Renato Nitti ipotizza il reato di bancarotta fraudolenta documentale.

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