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Domenica 24 Settembre 2017 | 03:16

Mediterre, ad Otranto la festa dei parchi

Presto una Federazione dei parchi del Mediterraneo, ma restano ancora irrisolte le emergenze ambientali in Puglia • EDITORIALE - Mediterre, ma la Puglia non vola alto
BARI, 20 aprile 2004 - La festa dei parchi naturali mediterranei si inaugurerà giovedì 22 aprile nella splendida cornice del castello di Otranto, che per 4 giorni ospiterà la seconda edizione di «Mediterre, fiera dei parchi del Mediterraneo» organizzata dalla Regione Puglia, il ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio, Federparchi ed il comune di Otranto, con la nostra regione che farà da padrona di casa a 16 paesi mediterranei (Albania, Bosnia-Herzegovina, Croazia, Egitto, Francia, Grecia, Israele, Libano, Marocco, Montenegro, Palestina, Serbia, Slovenia, Spagna, Tunisia, Turchia) in un momento di importante confronto internazionale, come ha sottolineato anche il
presidente della Regione, Raffaele Fitto.
La Puglia si affaccia a questa fiera internazionale forte dell'appena concluso iter ministeriale, che ha portato alla nascita del Parco dell'Alta Murgia, secondo parco naturale nazionale del territorio (in ordine di costituzione) dopo il Parco del Gargano, ma l'orgoglio di aver contribuito all'organizzazione di questa importante manifestazione non deve far dimenticare le tante emergenze ambientali che soffocano lo sviluppo sostenibile della Puglia: il neonato Parco dell'Alta Murgia è stato costituito dopo essersi dovuto piegare ad intoccabili servitù militari, è ancora territorio in gran parte degradato da sversamenti di fertilizzanti tossici e dove lo spietramento lo sta depauperando di parte delle sue ricchezze; il Parco del Gargano per calcoli di opportunità e patti politici ha perso la guida del suo presidente, Matteo Fusilli, nonostante gli ampi riconoscimenti di buona gestione e di governo che gli sono stati giustamente tributati ed è a tutt'ora senza una nuova guida stabile.
«Mediterre» è sì un'ottima occasione di confronto tra gestori di aree naturali internazionali, ma la Puglia non ha tantissimi motivi per mostrarsi trionfale se si parla di gestione ambientale delle sue aree protette.

«La Regione in questi anni ha portato in primo piano le politiche ambientali ed è riuscita ad imporre un modello di gestione delle aree naturali ottimale, riuscendo ad armonizzare le necessità dell'uomo e della natura - ha sottolineato l'assessore regionale all'ambiente, Michele Saccomanno, durante la conferenza stampa di presentazione dell'evento - una proposta che si sta dimostrando vincente, di fruizione della risorsa naturale, pur riuscendo a preservarla. Qualche anno fa la Puglia era indicata come una regione ad alto rischio ambientale, oggi grazie a una politica di attenzione nei confronti di questo tema si propone a livello internazionale e mondiale come una ricchezza proprio in termini ambientali».
Sarà che è ancora presto per tirare dei precisi bilanci di gestione ambientale, ma le contraddizioni del territorio sono sotto gli occhi di tutti. La regione ha appena guadagnato un secondo parco naturale nazionale, ma ancora non sa ben gestire il primo, lasciato senza una guida solo per opportunità politiche, ha messo in cantiere la realizzazione di nuove aree naturali regionali (come ad esempio torre Pizzo vicino a Gallipoli, o l'appena recuperato bosco del Reuccio vicino Lecce) e siglato vari protocolli di intesa con le autorità territoriali preposte alla tutela ambientale, ma la gestione ambientale non si può limitare all'istituzione su carta di aree naturali, quando è ancora irrisolta un'emergenza rifiuti e le discariche scoppiano (il presidente Fitto è commissario straordinario per l'emergenza rifiuti nella regione), o l'abusivismo edilizio devasta le coste più belle con interi tratti di spiaggia che da un momento all'altro diventano proprietà privata. Problemi che necessitano di interventi da parte di autorità diverse, si potrebbe obiettare, ma allora è il caso di non abbassare mai la guardia e non dimenticare che il territorio è un unicum, con una buona gestione che non si deve limitare ai canti trionfalistici per l'organizzazione di un evento fieristico, ma anche e soprattutto al controllo costante del buon funzionamento dei depuratori, alla risoluzione del problema discariche, ad una gestione coerente della risorsa ambiente e non soltanto per calcoli od interessi politici.
Le scelte politiche ambientali necessitano di un coinvolgimento di tutti i cittadini coinvolti, non solo di delibere che cadono dall'alto. Certo gli interventi possono essere lunghi, a volte anche impopolari e con una durata anche superiore ad un mandato politico, ma bisogna aver il coraggio di farli e soprattutto avere la sensibilità di avvertire come priorità la tutela dell'ambiente. Politiche di sviluppo sostenibile non sono solo l'istituzione di un'area naturale o la nomina di un funzionario vicino politicamente, ma ripensare il territorio in maniera funzionale, coerente e rispettosa per tutte le creature viventi che lo abitano.
Rita Schena

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