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Martedì 26 Settembre 2017 | 13:00

La piccola Maria è tornata in Puglia

In provincia di Brindisi i funerali della piccola seviziata ed uccisa a Città di Castello dall'imprenditore amico di famiglia. La mamma: «Bastardo me l'hai uccisa, bastardo me la pagherai», e poi è svenuta
CITTA' DI CASTELLO (PERUGIA) - Ha retto undici giorni, con la bambina prima in coma e poi chiusa in una cella frigorifera dell'obitorio, ma oggi Tiziana, la mamma della piccola Maria, è tornata ad essere una mamma e alla vista della bara bianca, arrivata all'ospedale di Città di Città di Castello per accogliere la salma della figlia, ha gridato «Bastardo me l'hai uccisa, bastardo me la pagherai», e poi è svenuta.
In questi undici giorni ha sopportato l'agonia della bambina, ha affrontato la sua lenta morte, ha superato una lunga nottata nella caserma dei carabinieri, sentita - con il marito - come persona informata sui fatti, e anche due convocazioni per faccia a faccia con Giorni che poi non si sono tenuti. «Mi hanno fatto fare una levataccia», si era lamentata dopo la prima di queste convocazioni, che si era rivelata sbagliata.
Sempre severa Tiziana, decisa, fredda.
Oggi non ce l'ha fatta ed è crollata. Soccorsa dai medici del pronto soccorso, la donna ha potuto quindi vedere Maria, vestita di bianco, per l'ultima volta per pochi minuti. Ha anche gridato frasi sconnesse, ha anche urlato «Io gli cavo gli occhi», ha pianto. Era il dolore di una madre che si stava separando per sempre dalla sua bambina.
Poi con il marito Massimo, nell'auto guidata dal loro avvocato Eugenio Zaganelli, ha seguito il carro funebre che trasportava la salma della figlia fino a Latiano (Brindisi), dove domani, alle 15.30, saranno celebrati i funerali nella parrocchia di San Giuseppe. Un viaggio lungo, più di sette ore, pieno di dolore e di silenzio, ha così riportato Maria a casa.
In quella casa, da dove era partita nell'agosto con mamma e papà, per raggiungere San Giustino, alla ricerca di una vita migliore.
Dopo la funzione religiosa il corpo della piccola sarà tumulato nella vicina Erchie nella cappella di famiglia.
Qui si chiude la breve storia di Maria, una bambina di due anni e sette mesi che nel settembre scorso sorrideva felice, nel giorno del suo compleanno, accanto a Giorgio Giorni, ex datore di lavoro del padre ed ex amico della madre, che ora è in carcere con l'accusa di omicidio volontario e violenza sessuale.
L'uomo, nei giorni scorsi, «da un silenzio assoluto è passato a delle ammissioni, forse soltanto parziali ma sufficienti certamente - ha detto oggi il procuratore capo di Perugia, Nicola Miriano - a giustificare le misure che sono state prese nei suoi confronti». Miriano ha partecipato oggi pomeriggio ad un summit in procura con il pm Giuseppe Petrazzini e i carabinieri che stanno svolgendo le indagini, che è stato convocato per fare il punto sulla situazione.
Le indagini proseguono infatti a pieno ritmo, «a 360 gradi», continua a ripetere Petrazzini, e dopo il funerale, il prossimo 21 aprile, è in programma un nuovo interrogatorio di Giorni, che resta l'unico indagato. Il giorno successivo, il 22, si svolgerà invece l'atteso confronto fra l'uomo e la mamma della bambina.
«C'è - infatti - dell'altro», su cui gli investigatori stanno cercando di fare luce. Lo ha sottolineato oggi lo stesso procuratore. A cominciare dalla presunta presenza di altre persone, di eventuali complici di Giorni, di cui tanto si vocifera, ma che non sono mai stati confermati. Oggi il legale di Giorni, l'avvocato Giancarlo Viti, ha smentito che il suo assistito abbia mai parlato di un altro uomo, di un complice.
C'è poi il giallo della violenza sessuale: è emersa dall'autopsia ed è stata contestata a Giorni nel provvedimento di convalida del fermo. Ma l'uomo nega e si limita ad ammettere di avere preso a calci e pugni la bambina, durante il suo raptus di follia. «Adesso - ha detto ancora Miriano - stiamo verificando l'esattezza delle contestazioni».
Giorni avrebbe anche detto di avere lasciato da sola Maria, nel suo appartamento di Città di Castello, in quel lasso di tempo in cui ha dichiarato di non essere stato con lei. Ho chiuso la porta e mi sono accorto che avevo lasciato le chiavi all'interno - avrebbe riferito - così sono andato a Sansepolcro a prendere le chiavi. Qui - sembra - sarebbe anche stato visto da alcuni testimoni.
E'il suo racconto. Gli inquirenti lo ascolteranno ancora una volta mercoledì prossimo, prima di metterlo a confronto, faccia a faccia, con la sua ex amica Tiziana, la madre di Maria.
Isabella Pistoleri

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