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La «zappetta» storia di una pietanza povera

La «zappetta» storia di una pietanza povera
La «zappetta» ha le stesse umili origini del pancotto, tipico della Capitanata, pane raffermo, che, per non essere buttato veniva abbrustolito sulla brace e utilizzato nel brodo, arricchito, successivamente, con altri ingredienti

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La «zappetta» ha le stesse umili origini del pancotto, tipico della Capitanata, pane raffermo, che, per non essere buttato veniva abbrustolito sulla brace e utilizzato nel brodo, arricchito, successivamente, con altri ingredienti.

Per preparare questo piatto povero ma gustoso, che a San Severo si chiama «a zupp tt», la zuppetta, che può essere anche chiamata «pan c tt cumb cann n», occorrono poche cose, innanzitutto disporre di una pentola, a strati sovrapposti, una fila di «p n ask t», ovvero pane tostato, tagliato a pezzetti grossolani, o a fette intere, una fila di bollito di tacchino sfilacciato, una fila di «casckav ll», cioè di caciocavallo, prodotto tipico della nostra provincia, a fette sottili, poi della mozzarella, che possa poi filare, e infine formaggio grattugiato.
Si ripete l’operazione, sovrapponendo più volte gli strati con le file nell’ordine sopra descritto dalla tradizionale ricetta tramandata dalle nonne.

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