Domenica 22 Luglio 2018 | 13:04

ambiente

«Deposito unico scorie nucleari
la Basilicata non ha i requisiti»

L’assessore regionale all’ambiente, Francesco Pietrantuono: il territorio lucano non risponde ai criteri indicati da Ispra

 «Deposito unico scorie nucleari la Basilicata non ha i requisiti»

di Antonella Inciso

Una strada dritta a differenza del passato: per Francesco Pietrantuono, assessore regionale socialista con delega all’Ambiente, sui temi ambientali i passi in avanti sono stati fatti ma la strada da seguire è ancora lunga.

Assessore Pietrantuono dopo la debacle elettorale un’altra tegola: l’annuncio della pubblicazione dei siti idonei ad accogliere il deposito unico di scorie nucleari. Il Governo regionale ha già detto no ma siete sicuri di riuscire a «spuntarla» considerato che il prossimo Governo nazionale non sarà di Centrosinistra?

«A luglio dello scorso anno il Governo ha fatto uscire il programma nazionale per la gestione dei siti radioattivi. Era il primo documento necessario rispetto alla strategia europea di gestione di questo tipo di rifiuto. La cosa che ci ha sorpreso è che in quel programma non c’era la carta nazionale delle aree che secondo il programma doveva esserci. Quella fu la prima osservazione che facemmo. Ricordo che passammo agosto in riunioni con le associazioni, i sindaci, l’Anci, e e gli organi professionali e alla fine, nella valutazione ambientale, facemmo una serie di osservazioni. Anticipando anche osservazioni sulla carta tecnica elaborata da Ispra che prevedeva già i criteri di individuazione di queste aree. Quindi noi siamo pronti, le osservazioni le abbiamo mandate e per tutta una serie di motivi, sia contenuti in quella carta tecnica sia di modifica di alcuni criteri considerati preponderanti e non escludenti, la Basilicata non ha i requisiti per accogliere il deposito. Stando ai criteri indicati da Ispra»

Quindi, Lei è fiducioso.

«Sono abbastanza fiducioso. Il lavoro che si dovrà fare sarà un lavoro simile a quello fatto per il programma, replicheremo ancora una volta che i criteri indicati da Ispra non consentono di avere quel deposito in Basilicata. C’è un tema di opportunità poi: secondo noi la Carta nazionale doveva uscire all’interno del programma. Ma a questo punto forse è una decisione che conviene rimandare al prossimo Governo»

Il Governo nazionale ha sbloccato anche l’oleodotto che dalla Basilicata porta a Taranto. L’europarlamentare grillino Pedicini vi accusa di non aver fatto abbastanza sul caso. Lei cosa replica?

«Due anni fa, lanciammo un grande grido di responsabilità quando Total voleva partire con le autobotti. Secondo me, quello sarebbe stato il più grande attentato alla Basilicata. Invece, lo sblocco di Tempa Rossa è da salutare positivamente, perché consente di archiviare definitivamente la soluzione autobotti ossia un carico su strada, con pericoli maggiori e con le difficoltà di controllare. Basta ricordare gli incidenti avvenuti con le autobotti.. Invece, lo sblocco di Tempa Rossa consegna un risultato importante che va addebitato a questo governo regionale»

Tempa Rossa ha tra i nodi strategici l’occupazione: pochissimi i lucani che vengono impiegati e personale che viene da fuori. Come pensate di intervenire?

«Dobbiamo essere concentrati a tenere l’asticella alta. In questo anno e mezzo si è lavorato per alzare l’asticella sul monitoraggio, sui controlli e sui requisiti ambientali che le aziende devono avere. Questo il primo presupposto anche dal punto di vista della sorveglianza sanitaria. Il secondo pezzo non è chiedere alle compagnie più lavoro, essendo settori produttivi a bassa intensità di lavoro. Invece, stiamo provando a fare, con le royalty aggiuntive e non con quelle esistenti che sono già bloccate in una serie di misure di reddito di cittadinanza indiretto, un lavoro sugli elementi di competitività del territorio tra cui il rafforzamento della velocità burocratica. La proposta di immettere giovani nella Pubblica amministrazione per velocizzare processi, quindi, non è sbagliata».

Sulla vicenda petrolio Lei più volte ha puntato l’attenzione sulle emissioni in atmosfera.

«Su questo stiamo alzando molto l’asticella del monitoraggio e delle azioni preventive perché i contaminanti in atmosfera sono quelli che, in letteratura, hanno impatti più evidenti su salute e apparato respiratorio»

Il tema ambientale e sicurezza sono stati centrali nella campagna elettorale e forse sono stati tra i motivi per cui avete perso. Ora cosa pensate di fare per invertire la rotta?

«La questione ambientale era un punto di crisi molto profonda che stiamo provando a recuperare. Non c’era e non c’è un ribaltamento rapido come in tutte le crisi che attanagliano il Sud. La strada intrapresa rimane lunga ma finalmente dritta. Diversamente dal labirinto del passato. Ora dobbiamo completare il rafforzamento di Arpab, sistemare i controlli ambientali stringendo con Ispra un rapporto più solido e sistemare le autorizzazioni ambientali come autorizzazioni di alto livello»

Ma manca poco alla fine della legislatura. Avete il tempo per farlo?

«Per Eni abbiamo fatto già un grosso lavoro che è un primo riesame dell’Aia che ha portato ad un nuovo sistema di gestione ambientale. Abbiamo calendarizzato il secondo riesame per le emissioni in atmosfera con dentro anche le fiammate. Chiuso quel riesame consegneremo una situazione più stabile. Tant’è che sul petrolio un riconoscimento c’è. Abbiamo l’eolico, invece, che pur essendo fonte rinnovabile, crea attenzione sul territorio. Anche lì siamo arrivati a governare la materia nel 2016. Tutto ciò che si vede, è autorizzato prima del 2016»

Sull’eolico pesano gli errori del passato, dunque.

«Certo, ma anche una disattenzione nazionale. Il proliferare del mino eolico è dovuto ad una politica degli incentivi nazionale sbagliata. C’è un tema Sud che sugli attacchi al paesaggio richiedeva un’attenzione più robusta a livello nazionale»

Tornando alla politica il Centrosinistra ha perso le politiche, la lista socialista Insieme ha avuto uno scarso appeal ed in più siete stati attaccati dal parlamentare Pd Margiotta.

«Ridurre il voto ad un voto locale è cosa complicata. È come andare a prendere i dati di Bari con il sindaco dell’Anci ed il presidente Emiliano. C’è, invece, una manifestazione che raccoglie un problema Sud, di questione meridionale che andrebbe ricalendarizzata ed una percezione di impotenza da parte della politica tutta. Quindi, i grandi problemi, invece, di trovare una dimensione nazionale per essere affrontati vengono scaricati a livello locale. Ricordo che la legge sull’eolico che abbiamo fatto venne impugnata dal Governo quando ci saremmo aspettati un aiuto per disciplinare quel settore»

Ad un passo dalle regionali: come valuta il Pittella bis?

«Siamo in giunta, consideriamo il lavoro non esaurito perché le questioni sono cosi profonde che per recuperare ci vorranno anni di fatica. Diciamo solo che bisogna faticare di più e parlare meno. Compattare il Centrosinistra, senza analisi ex post perché c’è un voto che nel Sud ha parlato di un vuoto. Dobbiamo recuperare efficienza in questa terra, ma non si recupera dall’oggi al domani. Non esiste bacchetta magica. Possiamo dare senso al cambiamento che la gente chiede con comportamenti più sobri, ma sui temi profondi serve tanta fatica e lavoro»

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