Giovedì 19 Luglio 2018 | 08:00

la provocazione

«Uno scambino di feste
S. Gerardo a Matera
La Bruna a Potenza»

Silvio Giordano

Silvio Giordano

di GHERARDA CERONE

Silvio Giordano è un artista lucano, vive a Potenza ed è riuscito a portare i suoi lavori in tutto il mondo, un talento unico, una creatività divergente. Ha esposto diverse sue opere all’Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles, alla Biennale di videoarte in Corea ed è stato due volte ospite a «La Milanesiana», rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi.

Il suo video «Rosa Shocking» riguardante la violenza sulle donne è stato voluto da Selvaggia Lucarelli, catalizzando l’attenzione di tutta Italia, raggiungendo oltre 220.000 visualizzazioni sul web e facendo riscoprire all’arte la sua forza sociale.

Un artista dai grandi numeri. Ha prodotto il film «The Prince of Venusia», su Carlo Gesualdo da Venosa presentato di recente allo «Sponz Fest» diretto da Vinicio Capossela.

Gli abbiamo chiesto qual è il suo rapporto con Potenza, la sua città, se offre opportunità lavorative in campo artistico.

«Potenza è una città di artisti underground. È una città del cemento, fatta di palazzi, non avendo una scenografia bella come Matera ha consentito lo sviluppo di un tipo di cultura che appartiene alle grandi città del cemento. Da qui la nascita dei graffitari che hanno dipinto tutte le mura grigie della città, di molti film-makers ovvero di registi che sono soprattutto sperimentatori non cineasti. Vi è una filiera di fumettisti e di autori di musica sperimentale. Da una città del cemento nasce dunque la forza propulsiva della sperimentazione. Potenza non dà però spazio ai suoi artisti- spiega Silvio Giordano- ed una delle ragioni è legata al fatto che non ci sono più tanti giovani politici che si occupano di questioni pulsanti, i musei sono fermi, gli spazi espositivi sono paralizzati.

Potenza è una città in stallo perché non si sa bene da chi è governata e la maggior parte delle persone che gestiscono situazioni legate alla sfera artistica non conoscono il linguaggio dei giovani dell’arte contemporanea, non viene pertanto promosso un certo tipo di linguaggio nonostante sia il periodo storico più importante per farlo».

È stato coinvolto in progetti legati allo scenario di Matera eletta Capitale della Cultura 2019?

«A Matera ho partecipato al bando dei «Project leader Matera Basilicata 2019», presentando un progetto con un team artistico e qualificato, tra vari nomi illustri cito Fabio Viola il secondo esperto mondiale di gamification, un uomo di cultura che con il gamification designer ha portato un’ondata di novità nei musei italiani grazie al suo videogames «Father and Son», il primo adventure game commissionato da un ente museale.

Altro partner del progetto è stata "Neoludica", un’associazione leader della game art che insieme alla «Ubisoft Italia» ha portato il colosso dei videogame "Assassin’ s Creed" a Lucca, Firenze, Milano e Venezia nel 2015 e 2016. Sarebbe stato bello includere Matera ma ciò non è avvenuto. Siamo stati infatti esclusi senza motivazioni. Il direttore Paolo Verri ha pubblicamente dichiarato che avrebbe ripescato gli esclusi invitando a non demotivarsi.

La manager culturale Ariane Beou ha detto che avrebbe puntato molto sul talento dei lucani. Ho avanzato quindi una nuova proposta molto innovativa di cui sono entusiasta che ha trovato l’approvazione dell’Onorevole Flavia Piccoli Nardelli presidente della Commissione «Cultura, Scienza e Istruzione» della Camera dei Deputati. Questo non è bastato e finora non ho constatato alcuna vera apertura dalla Fondazione Basilicata 2019, spero di ricredermi presto».

Ha idee o proposte sul rilancio di Potenza 2019 dal punto di vista artistico e culturale?

«Se una città come Matera diventa Capitale della Cultura 2019 ad essere coinvolta è l’intera Basilicata. Il flusso di turisti che arriverà a Matera non potrà infatti essere contenuto. Bisognerà veicolare le altre bellezze della Regione. Potenza non potrà né dovrà restare a guardare. Dovrebbe avere un atteggiamento come quello di città quali Milano o Berlino, puntando in primis sulle mostre di arte contemporanea».

Perché è importante organizzare mostre di arte contemporanea?

«Le mostre creano aggregazione, non è soltanto vedere il lavoro di un artista ma è anche poter dire usciamo, incontriamoci. Il Maxxi, museo nazionale delle arti a Roma e tanti altri musei fanno quest’operazione. Non solo organizzano mostre d’arte contemporanea gratis la domenica ma coinvolgono persino i bambini. A Potenza non c’è la proposta. Due mesi fa abbiamo organizzato una mostra chiamata "Intramoenia", eravamo 20 artisti tra Potenza e Matera ed abbiamo autoprodotto la mostra. Il Museo Provinciale ci ha solo concesso l’utilizzo degli spazi.

Mi piacerebbe organizzare mostre d’arte contemporanea sfruttando la Galleria Civica, il Museo Provinciale e l’Università degli Studi della Basilicata. Sono stanco di vedere i miei genitori la domenica a casa davanti alla tv, i miei amici su Netflix a vedere le serie e i ragazzini su You Tube perché non hanno l’alternativa di andare a vedere una mostra in un palazzo».

Cosa potrebbe attirare l’attenzione dei turisti che giungeranno a Potenza dopo aver visitato Matera 2019?

«Ci vorrebbe una grandissima opera d’arte contemporanea, un’installazione da mettere all’ingresso della stazione come benvenuto a tutte le persone che arriveranno qui. Voglio lanciare a questo riguardo una provocazione che è più un atto di partecipazione e condivisione pubblica. Mi piacerebbe veder sfilare i Portatori del Santo con la statua di San Gerardo La Porta a Matera ed il Carro della Bruna con la statua della Madonna a Potenza. Invertire la tradizione in senso di pace. Portare il sacro fuori dal proprio contesto. Sarebbe la vera operazione culturale del 2019 ed avrebbe un’eco in tutta Italia. Un’operazione di civiltà e di scambio. Uno stringersi la mano sapendo che non ci sono divisioni, che la cultura non ha recinti.

Si assisterebbe ad un vero shock culturale che creerebbe un momento di unione in un periodo storico cosi buio, abbattendo qualsiasi forma di campanilismo. La cultura deve passare attraverso questi messaggi».

Quali sono i suoi progetti futuri?

«Si sta avverando un piccolo sogno che avevo da anni grazie alla società EvolutionCISF. La Basilicata è terra di cinema ma non tutti possono permettersi di frequentare una scuola fuori Regione. Ho dunque ideato "Framework", un master in teorie e tecniche del cinema che chiamerà a raccolta stimati professionisti italiani che hanno ottenuto ottimi risultati in questo campo: registi, storyboard artist, sceneggiatori, autori, direttori della fotografia per condividere esperienze e competenze con l’auspicio della nascita di un visionario comparto audiovisivo lucano. Per me la cultura è il nuovo asset economico in grado di migliorare l’economia del Paese. Grazie alla cultura ed al turismo si guadagnano ogni anno percentuali di pil ed è su questo che dobbiamo puntare ed investire».

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