Mercoledì 18 Luglio 2018 | 11:05

Maledetti Computer

Unibas esclusa dai bit
rientra dal Tar

Quando i «cervelloni» sbagliano. Disservizio alla procedura tutta on line e la domanda viene caricata fuori termine

 Unibas esclusa dai bit rientra dal Tar

Giovanni Rivelli

La democrazia digitale? Utopia, almeno per il momento. La perfetta parità di accesso grazie alla rete? Tanto paritaria e perfetta, evidentemente non è. E se il dubbio viene al cittadino, è facile che sia represso dalla consapevolezza dell’«ignoranza digitale», ma quando la questione viene sollevata dall’Università di Basilicata, beh allora tornano alla mente i tanti dubbi dei singoli.

L’ateneo di Basilicata è stato escluso da una «procedura di selezione per la concessione di agevolazioni a progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle 12 aree di specializzazione individuate dal PNR 2015-2020» semplicemente perché il sistema informatico di candidatura dei progetti si è bloccato e non ha consentito di depositare il progetto nei termini e la procedura non prevedeva nessun rimedio tecnico informatico per questa evenienza, ossia il caso in cui il malfunzionamento della piattaforma telematica non abbia consentito di perfezionare ed inviare la domanda entro il termine previsto.

Fatto sta che quando, dopo aver predisposto progetto e relativa documentazione, dall’Università di Basilicata sono andati ad inoltrarla telematicamente, il sistema ha iniziato a rallentare e alla fine si sono visti comparire una schermata «cruscotto domanda scaduta». Nulla da fare. Impossibile provare a spiegare le proprie ragioni a uno schermo e nessuna procedura alternativa.

Per amor di chiarezza va subito detta una cosa. Quel progetto «REsilienza e SOstenibilità delle filiere ortofrutticole e cerealicole per valorizzare i territori – RE.SO.» nell’area di specializzazione «Agrifood» è stato rimesso in corsa dal Tar del Lazio che, in via cautelare, ha deciso di ignorare quella pagina web di denegata ammissione e far completare la procedura di candidatura del progetto. E, sempre per amore di chiarezza, va anche detto che lo stesso Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (sebbene formalmente controparte dell’Università), tramite l’avvocatura dello Stato, ha anche confermato l’esistenza di un malfunzionamento del sistema informatico, aprendo la strada a un superamento della dittatura del bit.

Ma la questione è complessa. Troppo, forse, anche per i giudici amministrativi che hanno chiesto al Consorzio interuniversitario Cineca, che gestiva la procedura, una relazione illustrando «se vi sia stato, nella specie, un malfunzionamento del sistema informatico ovvero un suo rallentamento» e «in merito al rallentamento del sistema informatico, a quale stato di avanzamento fosse, in quel momento, il caricamento della domanda di partecipazione della ricorrente, alla luce dell’affermazione (di cui alla memoria di Cineca) secondo cui sarebbe stato necessario un congruo termine per l’inserimento di tutta la necessaria documentazione».

Va valutato, insomma, se a una velocità accettabile, senza malfunzionamento, la domanda poteva essere proposta nei termini. E la velocità dipende anche dagli strumenti (computer e collegamenti) disponibili. Ma se fosse toccato a un cittadino a trovarsi fuori da un corso o da un master per lo stesso motivo, avrebbe avuto la forza per fare tutto questo?

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