Sabato 21 Luglio 2018 | 10:04

Cittadinanza attiva

A processo per aver salvato
l'ex palestra dal degrado

Quattro ragazzi dell'associazione «Anzacresa» accusati di invasione di suolo pubblico e deturpamento della struttura

A processo per aver salvato l'ex palestra dal degrado

di Angela Bovino

Mattinata in tribunale ieri per i 4 ragazzi condannati per invasione di suolo pubblico e deturpamento dell'ex palazzetto Coni di Montereale a Potenza. È iniziato, infatti, il giudizio di opposizione alla condanna che i giovani hanno deciso di intraprendere e al termine del quale sapranno se sarà confermato il decreto emesso a seguito dello sgombero del 13 dicembre scorso. Fuori dal tribunale, invece, un presidio degli altri giovani del collettivo «Anzacresa» per manifestare solidarietà ai «colleghi» e contrarietà a quella che ritengono essere «l'ennesima dimostrazione repressiva nei confronti di ogni esperienza alternativa al grigiore della morente quotidianità potentina».

Così si legge nel post della loro pagina Facebook, mentre lo slogan della mattinata non poteva che essere «tutti complici e solidali». Come sono stati fin dall'inizio quando 15 mesi fa hanno ripulito un luogo abbandonato e degradato e ne hanno fatto un punto di incontro per loro e per il quartiere, con attività, cineforum ed incontri culturali che non solo non esistevano ma che sono stati un incubatore democratico per tutti e un'ancora di salvezza per molti. Giovani, tanti laureati, che ieri hanno voluto ribadire che «le scelte e le responsabilità di quella occupazione sono frutto di un percorso politico collettivo e condiviso» e che la condanna è assurda in quanto «ridare vita a uno spazio pubblico non può certo rientrare nel concetto di danno al patrimonio».

Via web la solidarietà dopo lo sgombero è stata notevole e questi ragazzi hanno l'appoggio di molti concittadini e anche dei loro genitori. È il caso di un padre che non ha difficoltà a prendere le parti del figlio: «Era un bravo ragazzo prima e lo è anche ora – racconta alla Gazzetta – sono fiero di lui e di tutto il lavoro che ha fatto». Alcuni hanno partecipato insieme ai ragazzi alla pulizia del posto pur sapendo che farlo è da ritenersi illegale, ma anche se ora sono amareggiati per il risvolto giudiziario continuano a pensare che l'iniziativa sia stata utile e «giusta». Forse con un po di enfasi c'è chi riferisce di aver visto ragazzi «tornare a vivere» allontanandosi dalla droga anziché avvicinarsi. Il riferimento alla droga non è casuale. Lo stereotipo del centro sociale è quello e non dubitiamo che qualche «canna» possa essere circolata. Tuttavia lì le denunce non sono state per spaccio. Quello che si è visto è ripristino di luoghi, pulizia ed attività. Ora più nulla. Solo sigilli.

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