Martedì 17 Luglio 2018 | 00:14

salute

Basilicata, guardie mediche
«Ora paghi la Regione»

Presidi della salute e conti I medici: «Indennità da restituire? Non l'abbiamo decisa noi»

Basilicata, guardie mediche «Ora paghi la Regione»

PIERO MIOLLA

La corresponsione delle indennità di rischio alle guardie mediche l’ha decisa la Regione Basilicata: perché, adesso, chi ha preso quella decisione fa retromarcia e ne chiede ai medici la restituzione? In tanti, grazie ai contratti che prevedevano anche quel tipo di trattamento economico, hanno contratto mutui e pagato regolarmente le tasse: come si fa, adesso, a mantenere gli impegni assunti e a calcolare l’ammontare delle tasse che non andavano pagate? Infine: la Regione Basilicata a maggio ha sbandierato ai quattro venti un risparmio di circa 13 milioni di euro nel settore sanità: con i 18 milioni che le ex guardie mediche dovrebbero restituirle fanno 31 milioni, che sarebbe giusto investire per colmare anche parzialmente le croniche carenze di personale nel settore.

Sono solo alcune delle prese di posizione che i medici di continuità assistenziale, e non solo, hanno posto in essere all’indomani della notizia che via Anzio, con l’approvazione della delibera numero 1037 del 29 settembre scorso, ha chiesto la restituzione di circa 18 milioni di euro, relativi, appunto, alle indennità di rischio, di cui 12 ai medici della provincia di Potenza e 8 a quelli di Matera.

Il dottor Pino Di Sario, professionista di Santarcangelo ha addirittura scritto una lettera sia all’assessore regionale alla Sanità, Flavia Franconi, che ai componenti del Consiglio regionale di Basilicata: non è, però, l’unico che ha manifestato dubbi, perplessità e riserve circa una decisione che, per dirla con il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Potenza, Rocco Paternò, andrebbe approfondita dal punto di vista normativo e che, in ogni caso, non può non far nascere disappunto. Perché, spiegano in coro i medici, quelle indennità sono un diritto acquisito e rappresentano, solo parzialmente, peraltro, un ristoro per i pericoli (il rischio, appunto) che tale professione porta con sé, specie quando si parla di guardia medica notturna e soprattutto nei piccoli centri, magari non dotati di sedi all’altezza della situazione.

«È stato il legislatore regionale a decidere di inserire nei nostri contratti quelle indennità – ha ribadito Di Sario -, non certo noi medici. Ed ora la Regione ci chiede la restituzione? Quale sarebbe, in tutto questo, la nostra colpa?». Domande legittime. «Non si tiene conto – ha aggiunto Di Sario - che questa professione comporta tantissimi rischi: mi capita di vedere soprattutto le colleghe che, quando fanno il turno di notte, si fanno accompagnare da mariti, fidanzati o padri perché hanno paura. Come possiamo assicurare la nostra serenità con queste premesse? I medici svolgono un ruolo fondamentale e possono salvare vite umane, ma farlo senza essere sereni diventa complicato».

Insomma, i professionisti del settore medico fanno le barricate? «Non si tratta di questo, ma di far valere i nostri diritti. I fatti di cronaca sono sotto gli occhi di tutti, perché si omette di considerarli? Perché devo essere costretto a restituire somme che, lo ripeto, non ho previsto io ma la Regione, che mi ha fatto sottoscrivere un regolare contratto, anche per effetto del quale ho stipulato un mutuo ed ho pagato le relative tasse?». Morale della favola? Che paghino i responsabili di questo guazzabuglio.

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