Domenica 22 Luglio 2018 | 09:11

economia

Aziende lucane in crisi
sarà un altro autunno caldo

Vertenze impantanate a Roma: Natuzzi, Firema, Ferrosud, Mercure, Tandoi e Vibac posti di lavoro in bilico

Aziende lucane in crisi  sarà un altro autunno caldo

di PIERO MIOLLA

MATERA - Una sollecitazione al Governo centrale affinché chiuda, se possibile in positivo, le vertenze sindacali che riguardano la Basilicata. In particolare i 6 tavoli di crisi aziendali aperti al Mise, relativi ad aziende come Natuzzi, Firema, Ferrosud, Enel Centrale Mercure, Tandoi e Vibac.

L’appello al premier Paolo Gentiloni è arrivato dal segretario generale della Uil Basilicata, Gerardo Vaccaro, che ha spiegato di aver agito pure per “richiamare l’attenzione della politica, anche locale, affinché si faccia promotrice di una iniziativa che possa in qualche modo preservare la Basilicata, regione che dà molto al Governo centrale, ma che da esso non riceve molto».

In buona sostanza, Vaccaro ha chiesto «maggiore attenzione per la Basilicata, che ha grandi potenzialità. Siamo diventati il primo stabilimento di produzione di autoveicoli, certamente in Italia e forse anche in Europa, perché siamo sostanzialmente un grande laboratorio. Di questo noi lucani dobbiamo farcene, come dire, portavoce. Cioè, dobbiamo giocarci bene le nostre carte. Purtroppo, in tal senso vedo poca connessione tra il Governo centrale e la nostra regione per risolvere problemi atavici». Quali, in particolare? «Mi riferisco innanzitutto alla disoccupazione giovanile che, in alcune aree della regione, supera il 67%. Questo vuol dire che 7 giovani su 10 non hanno mai visto un lavoro. Oggi tutti si interrogano sull’occupazione giovanile: noi, forse, abbiamo qualche possibilità in più rispetto agli altri, ma dobbiamo far valere meglio le nostre potenzialità».

Insomma, la Basilicata deve far sentire la sua voce forte e chiara per contare di più. Almeno sul fronte delle politiche occupazionali. A conferma di questo, Vaccaro ha citato le vertenze di cui sopra, che interessano 2.700 lavoratori nel complesso, anche se talune delle aziende interessate dai tavoli citati hanno opifici non solo in Basilicata. Per Vaccaro, dunque, occorre maggiore «peso» e idee più chiare.

A Roma, in buona sostanza, bisognerebbe ricordare che la nostra è una regione che paga molto sul piano ambientale e che qui da noi c’è il giacimento di petrolio più grande d’Europa in terraferma, che diamo la nostra acqua alle regioni vicine e, in generale, non abbiamo mai fatto mancare la nostra «sponda» all’Italia intera. Ma la battaglia, secondo Vaccaro, si vince anche con l’innovazione e, perché no, con l’opportunità rappresentata dalle Zes. Su questo, concludendo, il segretario regionale della Uil ha dichiarato: «Rileviamo che, purtroppo, nella governance delle Zes delineata dal decreto manca una rappresentanza efficace delle parti economiche e sociali.

Bisogna incrementare quantità e qualità degli investimenti e aggiungere la condizione che le imprese debbano mantenere per almeno 5 anni dopo il completamento dell’investimento l’obbligo di mantenimento dell’occupazione nel lustro successivo».

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