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Domenica 19 Novembre 2017 | 05:54

agricoltori di grottaglie

«L'uva, il nostro orgoglio
e la nostra storia»

«L'uva, il nostro orgoglio  e la nostra storia»

di Raffaella Capriglia

GROTTAGLIE - Guardano e sfiorano la loro uva e gli occhi si riempiono di commozione. La toccheranno ancora per poco. Tra qualche giorno quel frutto sarà reciso e, per loro, sarà come separarsi da un familiare, come fosse un bambino che hai accudito e che sta per lasciare il nido. A Grottaglie, Giuseppe De Angelis di 66 anni (50 di questi trascorsi nei campi) e i figli Cosimo di 22 e Salvatore di 35 anni sono la quarta generazione di una famiglia di agricoltori. Producono uva da tavola di qualità, che vendono, una volta matura, ai commercianti all’ingrosso. Chicchi lunghi, dorati, croccanti e dolci. Grappoli maestosi. Nei loro vigneti troneggia, come una bella donna, un po’ sfacciata, la Victoria, cultivar molto apprezzata in questa zona per le caratteristiche organolettiche, di gusto e profumi e per la «tenuta» nel trasporto e nella conservazione.

I De Angelis, guidati da Giuseppe (per i grottagliesi è «Peppo l’avvocato» perché suo padre, Salvatore, si dice fosse un grande oratore), operano su circa cinque ettari, l’estensione più comune di proprietà coltivata in quest’area del Tarantino dove l’economia agricola si caratterizza per la presenza di numerosi agricoltori medio-piccoli, con coltivazioni di uva da tavola e da vino. Tante braccia silenziose, molte famiglie. In tutto esprimono un fatturato importante di circa 38 milioni di euro. Eppure queste «colonne», fatte di esperienza, capacità sul campo, conoscenza del prodotto, fatica ed amore per la propria terra, sono le meno tutelate. Lavorano tutto l’anno in attesa del raccolto e non va sempre bene. Il prezzo dell’uva è fortemente condizionato da alcune variabili. La stessa produzione dei vigneti, inoltre, dipende molto dall’andamento del clima e, da questo, il costo annuale degli investimenti.

Per capire com’è stata questa annata, siamo andati a trovare Giuseppe De Angelis al momento dell’invaiatura, l’inizio della maturazione degli acini, contraddistinto da un cambiamento di colore che dal verde originario vira verso il dorato e il paglierino, quando il vigneto fa il suo ultimo sforzo per consegnare il suo dono.

«Rispetto agli altri anni, la stagione dell’uva da tavola è iniziata in maniera catastrofica. - racconta -. Abbiamo avuto temperature molto rigide, vicine allo zero, proprio al momento del germoglio della pianta, che è stata bloccata da questo freddo intenso. Le gemme, inizialmente, sembravano non “rispondere”. Eravamo sconfortati perché temevamo che la pianta non si “risvegliasse” al momento in cui, invece, avrebbe avuto bisogno di temperature più miti. Fortunatamente, però, le temperature sono cambiate. Abbiamo dovuto anticipare le irrigazioni, integrandole con una concimazione adeguata per stimolare la gemmazione. Così alcune gemme sono ripartite successivamente», racconta ancora Giuseppe, spiegando anche l’apporto tecnico a cui sono ricorsi per «sostenere» il vigneto.

«I due problemi evidenziati sono stati le temperature vicino allo zero e la siccità molto forte per tutto l’inverno. Ha piovuto pochissimo - spiega -. La pianta era danneggiata dal freddo e dalla siccità e non accennava a dare frutto. Se non c’è il dilavamento delle piogge autunnali ed invernali - e la successiva precipitazione dei sali nel terreno - le radici soffrono a causa dell’accumulo di sali». «Pian piano, però - continua -, quest’annata ci ha dato un’uva che si presenta come un ottimo prodotto. La pianta si è risvegliata dopo, ma, in compenso, si è trovata con un giusto “carico” e con i grappoli adeguatamente distribuiti sul ceppo. Una qualità migliore ma minore quantità: circa il trenta per cento in meno di raccolto, ma di qualità superiore. Siamo riusciti, con tanti sacrifici, a chiudere quest’annata faticosissima. L’attesa è sembrata più lunga. La parte finale è stata il salto di qualità», dice Giuseppe con soddisfazione. E i prezzi? «Siamo riusciti a vendere a 5 centesimi al chilo in più. Questo non compensa il calo della produzione, ma è un risultato. I prezzi variano da 45-50 centesimi al chilo a 75-80 centesimi per la qualità migliore di alcune partite. La media è 55-60 centesimi».

Proprio sulle variabili del mercato nazionale ed estero, Giuseppe indica poi una proposta, che sarebbe utile a tutti gli agricoltori come lui, piccoli e medi imprenditori: «Vorremmo un display “fuori porta” nella zona all’ingresso di Grottaglie, nei pressi del Monumento ai caduti, considerata un pò la “Borsa” all’aperto del paese. Un tabellone con i dati dei mercati più importanti di ortofrutta europei. Il display servirebbe a verificare in tempo reale l’andamento del mercato con i prezzi di acquisto al’ingrosso. Al momento della trattativa, sarebbe necessario avere un punto di riferimento sul quale instaurare la stessa perché, altrimenti, possono esserci casi di trattative impari. Il commerciante conosce bene i prezzi aggiornati dei mercati, non così l’agricoltore. Con il telefonino, è vero, posso accedere ai dati, ma in quel momento, forse, troverò un valore non aggiornato, differente da città a città. Tutto questo servirebbe a noi agricoltori ad orientarci meglio al momento della vendita. Il display è un esempio ovviamente - sostiene De Angelis -. Va bene anche qualsiasi altro modo che possa aiutarci al momento della contrattazione. Il telefonino, intanto, ha accorciato i tempi dei contatti con il mondo commerciale. L’area fuori porta è divenuta, oggi, il momento del confronto sulla nostra attività, non più il luogo in cui, come avveniva in passato, si formalizzavano anche le trattative».

I piccoli-medi agricoltori, capiamo, sono dunque la forza dell’economia del territorio, ma, di certo, hanno meno tutele. «Cerchiamo di difenderci, ma purtroppo l’uva da tavola è deperibile, le condizioni meteorologiche sono essenziali nei momenti cruciali della raccolta. Non produciamo un pezzo di legno che, se non lo vendo oggi, lo posso vendere l’anno prossimo - dice Salvatore -. Con l’uva non è così. Bisogna vendere presto, poi il prodotto inizia a deperire». «Anche perché - incalza Giuseppe - ci sono da pagare le spese. La prima nostra preoccupazione, di noi medio-piccoli agricoltori, è il rientro delle spese: acqua, concimi, prodotti fitosanitari, personale, teli, smaltimento dei rifiuti. Se non vendiamo subito ad un buon prezzo, diventa un problema “rientrare” almeno nelle spese. La nostra è una categoria che si è posta sempre il problema della solvibilità rispetto ad altri settori produttivi. L’impegno di pagare fino all’ultimo centesimo i fornitori è nella nostra cultura. Siamo persone perbene. Si paga tutto, anche se il nostro guadagno sarà minore. E’ la base per affrontare con dignità la nuova stagione».

Un aiuto in più, per questi agricoltori, potrebbe essere perlomeno una manutenzione delle strade di collegamento alle campagne. Alcune, come queste in zona Vetrère tra Grottaglie e Montemesola, sono vicinali (la manutenzione spetterebbe quindi ai privati), ma al contempo sono molto frequentate per la presenza di attività imprenditoriali (l’uso pubblico potrebbe dunque far profilare una compartecipazione degli enti pubblici nell’intervento di ripristino). Le vie presentano grosse buche, avvallamenti, aree in cui i tratti carrabili sono dissestati.

«La viabilità delle strade rurali è un grosso problema. Guardate - indicano i De Angelis -, buche e tratti non praticabili. Quando viene il commerciante, con il suo tir, le squadre di braccianti tagliano l’uva, la stessa viene imballata ed impacchettata perfettamente in modo che non si sciupi, con cura, come fosse un gioiello, perché andrà a finire sulle tavole europee. Poi ci si mette in marcia e il tir accusa i colpi della strada dissestata nonostante l’uva sia protetta nelle pedane. Questa strada non ha da decenni alcun tipo di manutenzione». Un appello alle istituzioni, dunque, per un impegno a ripristinare la viabilità di queste strade vicinali. «Se ci può essere la compartecipazione degli enti, dei Comuni, sarebbe importante, soprattutto perché, nonostante siano rurali, sono strade che vengono percorse spesso anche da un’utenza non necessariamente agricola», spiegano.

Intanto è giunto di nuovo anche quest’anno, seguendo il ciclo delle stagioni, il momento della raccolta. «Quando pensiamo che la nostra uva arriva sulle tavole europee è una soddisfazione», dicono Giuseppe, Salvatore e Cosimo, tutti e tre con la faccia e con gli occhi buoni di chi sa cosa significa il sacrificio e l’attaccamento al proprio lavoro e infine la gioia di veder realizzato il proprio impegno nella forma di grappoli, così belli da sembrare dipinti. «Speriamo anche in un marchio - concludono -, perché, ancora oggi, il monopolio del commercio dell’uva da tavola lo ha il Barese. Intanto, pur con un po’ di malinconia al momento del distacco, siamo molto contenti che l’uva di Grottaglie riesca ad essere sempre protagonista delle tavole europee. E’ la nostra identità».

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