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Venerdì 20 Aprile 2018 | 05:11

le voci del sud

«Archeologia, si capisca
che porta turisti e lavoro»

Mara Romaniello, tra le più giovani archeologhe lucane del Mibac

«Archeologia, si capisca  che porta turisti e lavoro»

L'archeologa lucana Mara Romaniello

di Antonella Inciso

POTENZA - A frugare nella memoria guardandola le immagini che vengono in mente sono quelle di Sidney Fox e Lara Croft, le archeologhe per antonomasia, le protagoniste delle serie di successo che per anni hanno incollato i telespettatori mescolando l’avventura con l’archeologia misteriosa. Ma non sono solo i lunghi capelli neri, le labbra carnose ed il fisico tornito ed asciutto gli elementi che accomunano le protagoniste dei film con Mara Romaniello, una delle più giovani archeologhe lucane in servizio presso la Soprintendenza del capoluogo. No più che le caratteristiche fisiche che riportano a quei film di successo, dove l’archeologia è la protagonista assoluta, ad accomunarla è l’entusiasmo e la competenza articolata che questa giovane esperta mostra raccontando il suo lavoro, le sue esperienze, la sua formazione.

Passato - Una storia di sacrificio e dedizione per il passato e per un territorio che dall’antico potrebbe trarre forza e ricchezza. Già perché la prima cosa che Mara Romaniello ci tiene a sottolineare è quanto la Basilicata sia una terra ricca del punto di vista storico ed archeologico.

«Il sottosuolo della Basilicata è ricchissimo perché siamo il cuore della Magna Grecia e siamo al centro di un serie di itinerari - spiega - Fondamentalmente parliamo di greci e dei coloni ma al di là di Policoro e Metaponto, Venosa e Grumentum abbiamo importanti insediamenti indigeni che entrano in contatto con i greci grazie alle vie di comunicazione. Anticamente i fiumi erano navigabili ed avendo la Basilicata 5 fiumi, i greci della costa ionica avendo esigenza di incontrare i greci del Tirreno, passavano per la Basilicata. Questo ha comportato scambi culturali, e di materie prime. Tutto questo è visibile in tutti nostri musei».

Una storia antica quella lucana, una storia prestigiosa, a volte non conosciuta a pieno che questa archeologa dal sorriso aperto narra con una partecipazione fuori dal comune. Ma questo è il destino di una donna che a quel lavoro non ci pensava proprio e che, invece, una volta incontrato lo ha fatto diventare un impegno assoluto e totale. Perché Mara Romaniello sin da piccola quando pensava al suo futuro si immaginava china sui libri a decodificare gli antichi testi di latino e greco. «Mi vedevo come un topo da biblioteca» spiega oggi ridendo, ricostruendo la volontà di studiare prima lettere classiche e poi filologia classica. Il fato, però, ha in serbo altro per lei. Ed un concorso, il primo dopo moltissimi anni, per esperti da destinare al castello di Melfi, le fa incrociare l’archeologia e la specializzazione nella materia. Approda così al Ministero dei Beni culturali ed alla Soprintendenza della Basilicata. Non senza aver girato il Mezzogiorno per scavare, per portare alla luce pezzi di passato. «Il primo reperto che ho tirato fuori dalla terra? Non lo scorderò mai una lucerna integra. Mi emozionai moltissimo» sottolinea oggi, mentre gli occhi le si illuminano.

Terra - I reperti, la storia, il passato: la passione e la forza di Mara Romaniello sono chiuse lì. In quelle vicende che snocciola con allegria incrociandole con i pezzi di una quotidianità di moglie e di madre di una piccola di 5 anni, Sofia, con cui confessa di giocare anche a scavare dalla terra. Una terra come quella lucana che lei ama profondamente e che è una miniera di tesori.

«È difficilissimo non trovare. Naturalmente come archeologi dobbiamo selezionare- precisa con puntigliosità - ma in Basilicata il sottosuolo è ricco, anche nei lavori della banda ultra larga abbiamo trovato dei reperti a pochi metri o a meno di un metro dal piano di calpestio. Abbiamo un tesoro ma dobbiamo tenere presente che i reperti li possiamo tirare fuori solo quando ci sono i fondi ed i progetti per valorizzarli e tutelarli».

Lucani - Scavare, valorizzare, tutelare: eppure se il territorio lucano è ricco di tesori i lucani non sempre sono consapevoli delle loro ricchezze, delle loro possibilità.

«I lucani in genere non conoscono la loro ricchezza - aggiunge ancora l’archeologa - lavorando anche nei musei la percezione che ho è che il patrimonio archeologico venga apprezzato di più degli stranieri che dai lucani. Basti pensare che c'è chi critica anche l'irrisorio prezzo del biglietto. Certo, qualcosa sta cambiando e sta migliorando e questo dipende anche dagli enti, considerato che il lucano se stimolato reagisce. Penso ad esempio ad un'iniziativa di qualche anno fa: l'appuntamento del giovedì al museo di Potenza in cui c'erano conferenze su tematiche varie nella struttura. Si trattava di una iniziativa che attirava molte persone. la sala era sempre piena». Oggi questo progetto non c’è più, è stato messo da parte ma secondo Romaniello «andrebbe ripristinato perché i potentini si erano quasi abituati a quella iniziativa». Si erano abituati a conoscere i «segreti» del loro passato, a scoprire dettagli importanti ma non troppo diffusi, ad seguire importanti relatori nel loro excursus.

Piccoli comuni - Eppure se a Potenza l’archeologia dovrebbe tornare ad essere protagonista, il settore cresce in particolar modo nei piccoli comuni. Rendendo particolarmente orgogliosa la giovane professionista. «Nel quadro delle amministrazioni locali noto che i comuni, i piccoli comuni in particolare, sono più sensibili alla tematiche archeologiche e storiche - spiega ancora l’esperta -. Vivono maggiormente il senso di appartenenza e vivono con maggiore interesse il tema. Potenza, invece, è più distaccata. È difficile da conquistare. Certo, uno dei problemi è che in città gli eventi si svolgono spesso contemporaneamente e questo non aiuta. Molto più interessate sono le scuole, gli insegnanti sono più interessati e ci sono molti progetti di alternanza scuola- lavoro». Il capoluogo, il piccoli comuni, le varie aree della Regione: nei discorsi di Mara Romaniello sono richiami costanti, forse anche per il profondo amore che sostiene di nutrire per Potenza, per quella città dove è cresciuta e dove vive e che vorrebbe più attenta si temi a lei cari. Ma questo è solo un aspetto della sua analisi. Al centro di tutto, infatti, era e resta l’importanza dell’archeologia e della storia e come esse possano rappresentare la chiave di volta del futuro di tutta la Regione. Possano portare turismo, crescita e soprattutto lavoro per i giovani.

«L'archeologia può essere una risorsa per il territorio lucano - sottolinea - porta turismo e occupazione nelle altre regioni e noi dobbiamo seguire questo esempio».

L’esempio, sì l’esempio: la via maestra per andare avanti, per uscire dall’isolamento, dallo spopolamento, dalle difficoltà. L’esempio del passato ma anche l’esempio di un presente costruito in altri luoghi, fatto di cultura ma anche di infrastrutture. «Bisogna seguire l’esempio partendo, però, dalla consapevolezza che la prima cosa da migliorare sono le vie di comunicazione - aggiunge ancora Romaniello - Penso al Frecciarossa ma può servire un treno che parte alle 7 e 30 del mattino e ritorna solo alle 22 e 30 di sera? Forse serve una corsa in più. Serve uno scalo aeroportuale anche solo per i mezzi nazionali, si potrebbe sfruttare Pisticci. Solo così noi possiamo far diventare una ricchezza i tesori del nostro sottosuolo».

Infrastrutture croce e delizia del territorio lucano, infrastrutture tema che puntuale si presenta, ancorandosi anche ad altre necessità. Come quello della comunicazione, «La Regione deve veicolare ancor di più le nostre bellezze - continua l’archeologa - E poi resta il tema degli itinerari, bisogna mettere in rete le diverse strutture, creare percorsi che possano accompagnare i turisti nei diversi giorni di permanenza. Il castello di Monteserico a Genzano di Lucania, ad esempio è un posto bellissimo ma poco conosciuto, lo stesso vale per i mulini del Pollino, o per il monastero d'Orsoleo. Occorre unire le strutture e le forze per dare al turista un percorso unitario».

Val d’Agri - Un percorso che metta insieme i territori, che li unisca con una sorta di filo rosso della memoria, dell’identità e dell’appartenenza. Potenziando in particolar modo i luoghi meno conosciuti, quelli che sono ancora tutti da scoprire.

«La Val d' Agri è una delle zone d'eccellenza del nostro territorio ma va valorizzata. Le altre sono più conosciute: Melfi, Venosa, Metaponto, Policoro hanno i loro percorsi turistici per altri motivi ma la Val d'Agri va potenziata perché è un territorio che dal punto di vista archeologico che può diventare un'attrattiva incredibile» conclude l’esperta, pronta ad un’altra campagna di scavi, ad un’altra missione da «portatrice di massi» per far venire alla luce i gioielli nascosti del sottosuolo lucano.

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