Domenica 22 Luglio 2018 | 18:44

Potenza

Il Covo degli Arditi
è a rischio crollo

Il Covo degli Arditi  è a rischio crollo

di Luigia Ierace

POTENZA - «Il sazio non può capire l’affamato». Si legge sul nastro della transenna che dovrebbe inibire il passaggio sulla pericolosa gradinata monumentale del Covo degli Arditi, la storica galleria del complesso monumentale Ophelia, opera degli architetti Quaroni e Piacentini. Una «frase» che campeggia da quando ignoti predatori di monumenti, stavano saccheggiando i lastroni dei gradini della scala rendendo estremamente pericoloso il passaggio. Furono gli abitanti della zona a segnalarlo e l’accesso da una delle due ali della gradinata monumentale venne inibito dopo la denuncia dell’accaduto da parte della Gazzetta i primi di febbraio. Non è cambiato nulla. C’è chi continua a passare incurante del divieto, mentre ogni giorno il Covo, a rischio crolli, continua a perdere i suoi pezzi di storia (basta vedere le foto a lato). Una storia che si rischia di perdere: dalla bellezza dei fregi della gradinata che si stanno sgretolando (la memoria va al lungo lavoro di restauro della Soprintendenza ai Beni Monumentali. I materiali usati si mostrarono purtroppo inadeguati), alla stessa gradinata, alla galleria ormai del tutto inagibile, pericolosa. E si teme anche il rischio di crolli.

«Non ci sono le risorse - spiega il presidente della Provincia, Nicola Valluzzi - per il recupero del patrimonio storico esistente in città: dal Covo degli Arditi, alla Villa del Prefetto, Torre Guevara, all’ex-ragioneria. Tutte le risorse per la rigenerazione urbana sono andate al Comune. Ci vogliono investimenti ma bisogna sapere anche la destinazione dei beni. Nel 2015, era stato presentato dal Gal Basento Camastra un progetto a conclusione della vecchia programmazione per 390 mila euro per realizzare nel Covo di un farmer market per prodotti caseari e salumi di eccellenza, ma non si riuscì a candidare l’iniziativa e non se ne parlò più».

Da allora solo un continuo inesorabile degrado. Mai la galleria aveva vissuto un periodo così oscuro. Neppure quando era stata trasformata in autoparco. Ora nella piazza antistante all’ingresso del Covo, sono i bus di linea a stazionare. «Non fu facile spostare l’autoparco - ricorda l’allora presidente della Provincia, Vito Santarsiero -. Inaugurammo il Covo degli Arditi con una mostra di auto d’epoca a fine dicembre 2001. Era un pezzo di un ambizioso progetto che era quello di un polo culturale che doveva vivere negli spazi del museo, della pinacoteca, del Covo e della Bibliomediateca. Tante le manifestazioni che attirarono l’attenzione di esperti, critici, mass media nazionali per la qualità e lo spessore delle iniziative. Ospitammo mostre straordinarie».

Le parole si abbandonano ai ricordi: De Chirico, Carrà, le auto d’epoca, un tassello del primo museo del Sud che sarebbe stato ospitato proprio nel Covo degli Arditi, l’unica galleria realizzata del progetto di reticolo sotterraneo di Quaroni e Piacentini. Purtroppo, un progetto culturale richiede una visione, che un monumento unico quale il Covo richiede e ora non ha.

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