Domenica 22 Luglio 2018 | 05:02

il bilancio da gennaio 2016 a oggi

La Corte Costituzionale
boccia sette leggi
della Regione Basilicata

La Corte Costituzionale boccia sette leggi della Regione Basilicata

POTENZA - Dall’inizio del 2016 la Regione Basilicata ha approvato 38 leggi. Per una buona metà si tratta di atti «routinari», vale a dire bilanci propri e di enti controllati, variazioni, assestamenti e autorizzazioni all’esercizio provvisorio.

Nello stesso periodo ben sette norme sono state «bocciate» dalla Corte Costituzionale perché ritenute, in alcuni passaggi, non in linea con le previsioni della carta fondamentale. Il tutto, ovviamente, dopo che le stesse leggi sono state impugnate dal Consiglio dei Ministri, la regione ha avuto modo di leggere i rilevi dello Stato ed eventualmente correggersi e non lo ha fatto.

Pur senza impugnare la calcolatrice, appare chiaro che l’indice di bocciatura non è marginale. Ma c’è di più: che ci si trova a dover decidere se dalle parti di via Verrastro qualcuno «ci è», nel senso che proprio non riesce a fare norme che non violino disposizioni costituzionali, o «ci fa» vale a dire adotta norme che già sa saranno messe fuori gioco dalla Consulta semplicemente contando sul fatto che il giudizio arriverà quando la norma stessa avrà esaurito i suoi effetti.

Un modo per «prender tempo», insomma non molto diverso da quello attuato da qualche scaltro inquilino che, pur se non paga la pigione, quando si vede recapitare l’atto di sfratto lo impugna per guadagnare mesi o anni di permanenza in casa.

Sulle sette leggi «bocciate» sono in due, in particolare, ad alimentare questi sospetti. Una è quella delle disposizioni in materia di turni di lavoro in Sanità.

I Turni in sanità L’Italia, in ritardo e rischiando la procedura di infrazione, aveva adottato una norma che recepiva le indicazioni comunitari in merito all’osservanza di riposi tra un turno e l’altro degli operatori sanitari. Ma all’atto dell’entrata in vigore la regione Basilicata si è fatta una legge per prorogare il precedente regime. E ai giudici costituzionale è stato facile affermare che «contrariamente a quanto affermato nell’art. 1 della legge, secondo cui l’intervento sarebbe adottato “al fine di garantire la piena attuazione di quanto disposto dall’art. 14 della legge statale”, le disposizioni introducono, in realtà, discipline difformi rispetto a quanto disposto dalla normativa nazionale». E lo stesso è avvenuto con una parziale «apertura» sulle assunzioni di personale a tempo determinato che «non adeguandosi alle disposizioni adottate dal legislatore nazionale in tema di contenimento delle spese per l’acquisizione di personale a tempo determinato da parte delle pubbliche amministrazioni, ivi comprese le regioni e gli enti del Servizio sanitario nazionale, viola l’art. 117, terzo comma, della Costituzione». Un risultato largamente atteso già al momento dell’adozione della norma. Ma che, essendo intervenuta la sentenza lo scorso 12 aprile, ha consentito di prender tempo, anche se a fronte del rischio di far ripartire la procedura di infrazione europea.

Bacchettate sulle discariche Ma è un’altra la sentenza che ancor più alimenta i dubbi. Si tratta della sentenza 5/2017 con cui è stata bocciata la norma che disciplina il conferimento in discarica dei rifiuti, allargando le «maglie», rispetto alle strette previsioni nazionali. Una norma «transitoria» fino a giugno 2016 con la sentenza di bocciatura giunta a gennaio 2017. Analogamente a quanto avvenuto per una legge regionale del 2014 che «allargava le maglie», transitoriamente fino a giugno 2015 ed è stata bocciata dalla Corte Costituzionale nel successivo luglio.

Ma la sentenza, questa volta, «boccia» la Regione per due tipi di violazione: una è quella di aver invaso le competenze statali, l’altra è proprio di essersi sottratta alla precedente sentenza violando l’art.136 della Costituzione. I giudici hanno osservato che le disposizione censurate a gennaio miravano «a perseguire e raggiungere un risultato corrispondente a quello già ritenuto lesivo della Costituzione» per la norma già bocciata e «il giudicato costituzionale è violato non solo quando il legislatore emana una norma che costituisce una “mera riproduzione” di quella già ritenuta lesiva della Costituzione, ma anche se la nuova disciplina mira a “perseguire e raggiungere, ‘anche se indirettamente’, esiti corrispondenti”». Una «furbata», insomma se non un errore macroscopico.

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