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settimana santa

Il giovedì santo
arriva di mercoledì

In 4 diocesi lucane la messa crismale anticipata di 24 ore per ragioni «logistiche»

Il giovedì santo arriva di mercoledì

EDMONDO SOAVE

In piena settimana santa il calendario liturgico in Basilicata, in ben 4 diocesi su sei, sposta le lancette in avanti di una buona mezza giornata: a Matera, Melfi, Tursi e Tricarico, infatti, la solenne concelebrazione della messa crismale del giovedì santo, che raccoglie intorno all’altare della cattedrale tutti i preti insieme al proprio vescovo, si celebra il mercoledì, cioè stasera, dopo le 17.30: Una consuetudine nata per una esigenza «logistica»: risparmiare ai preti la corsa tra centro diocesi (in mattinata) e parrocchia (nel pomeriggio) dove i fedeli affollano le chiese per il rito ben più «popolare» della lavanda dei piedi. Potenza ed Acerenza invece restano ferme nella tradizione (e nel calendario): in un caso e nell’altro però il triduo pasquale, comincia comunque con una festa, forse perfino troppo solenne perché la pietà popolare intrisa di «dolorismo» riesca a «sentirla» e a farla sua. Le folle accorrono alle drammatizzazioni, vie crucis , processi a Gesù pratiche pie nate nel medioevo per «tradurre» la passione di Cristo in termini comprensibili a masse analfabete che per la vita di ogni giorno si rispecchiavano e riconoscevano di gran lunga di più nella passione piuttosto che nella resurrezione che faticavano ad intravedere. Ed invece il giovedì santo è festa solenne che impone perfino la sospensione del digiuno quaresimale, (il vescovo di Tursi ha invitato per stasera a cena a ristorante tutti i suoi 75 preti) perché è la festa della istituzione del sacerdozio e della chiesa stessa, che assicura la prosecuzione nella storia del messaggio e del paradosso cristiano.

In qualche modo quindi è la festa dei preti che anche fisicamente per la messa crismale si radunano tutti intorno al proprio vescovo per riscoprire (e magari rispolverare, se necessario) le ragioni di una scelta sempre più ardua se non incomprensibile «extra moenia», nella città secolare abituata ormai a restringere il proprio sguardo all’orizzonte che fisicamente si vede. Suggestivo il rito della benedizione degli oli santi (per questo si chiama crismale) che ogni prete poi provvede a portarsi nella sua chiesa per i battesimi ,le cresime e le ordinazioni sacerdotali che ci saranno fino alla pasqua dell’anno prossimo. Ma di forte impatto sono anche gli altri simboli, soprattutto il rinnovo delle promesse (non voti!) sacerdotali : celibato e obbedienza al proprio vescovo e soprattutto la comunione ecclesiale che vuol dire farsi costruttori di comunità nel contesto in cui viene mandato.

Che da noi in Basilicata è piuttosto difficile. Oggi sono complessivamente poco più di 400 i preti in tutta le regione, diffusi anche loro, secondo uno schema forse troppo statico e tradizionale, in paesini e frazioni dove diventano punti di riferimento – malgrado a volte la giovanissima età - per tutte le necessità soprattutto delle piccole comunità. Sono invece forse piuttosto lontani dagli ambienti di vita e di lavoro che assorbono gran parte della modernità. Ma la secolarizzazione avanza a grandi passi anche nel Mezzogiorno: su 420 sacerdoti in Basilicata, 23 provengono dalle terre di missione , Africa ed India; nella diocesi di Tricarico, la più piccola con soli 21 paesini, sono sei preti «stranieri» su 40. E non c’è da aspettarsi molto per l’immediato futuro: nel seminario regionale minore (da dove nel secondo dopo-guerra sono passati gran parte di ragazzi divenuti poi professionisti) oggi ci sono solo 5 liceali.

Quello maggiore si è dovuto spostare qualche anno fa dalla sede inaugurata da Papa Wojtyla nel 91 a Macchia Giocoli allo stabile di viale Marconi. Trenta gli studenti di teologia, e quest’anno saranno ordinati in tutta la regione solo due nuovi sacerdoti, troppo pochi per sostituire i preti anziani che non riescono ad andare in pensione . Ma c’è anche una sensibilità nuova che avanza: le comunità sacerdotali che stanno nascendo un po’ ovunque. E non per questione di opportunità o di risparmio sui servizi , ma per scelta evangelica : fuori dalla famiglia di origine dove si «anestetizza» una vocazione radicale per definizione per raggiungere le periferie di Papa Francesco, ma insieme, come chiesa anche magari se piuttosto «incidentata».

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