Domenica 22 Luglio 2018 | 09:11

Nega il cibo a moglie e figlioletto

Di notte impedisce loro di rientrare a casa. Madre e bambino si rifiugiano dalla polizia

di Maria Ida Settembrino

POTENZA - Quando l’«orco» cattivo percorre le mura di casa senza lasciare scampo ad una genitorialità fatta di protezione e di tanto amore. Succede in una contrada di Potenza, l’uomo poco più che cinquantenne, padre e marito, ha trasformato la permanenza dei suoi prossimi congiunti all’interno della casa coniugale in una trappola da cui scappare. È così che in una notte, una di quelle gelide dal punto di vista climatico tenuto conto dell’altezza montana del capoluogo lucano, per mamma e figlio minorenne, dopo le lunghe ed interminabili ore pomeridiane fatte di tensione, di vessazioni e tranquillità negata, il portone di casa risulta chiuso a doppia mandata. Tra incredulità e disagio, le due vittime cercano rifugio altrove per assecondare la volontà di un padre-padrone che ha deciso per la notte che sta per arrivare di metterli alla porta. È così che i due trovano accoglienza dal cappellano della Polizia di Stato. Un gesto nobile che proviene proprio da coloro che sono chiamati a dare protezione e ristoro contro ogni forma di abuso.

Così la Polizia inizia a condurre le indagini su espressa disposizione della Procura che formalizza senza indugio nei confronti dell’uomo le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni gravissime e sequestro di persona. Le investigazioni hanno evidenziato che l’uomo avrebbe persino negato i pasti alla moglie e al figlioletto. Ora il padre di famiglia risulta formalmente indagato, uno status destinato a durare per pochissimo altro tempo, visto che le indagini preliminari a suo carico risultano concluse e la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, quasi un atto dovuto. Intanto il dibattito politico in materia di maltrattamenti in famiglia si fa sempre più stringente sulla possibilità di rafforzare e inasprire le condotte sanzionatorie nei confronti di chi si rende artefice di simili delitti, anche se dall’altro canto è la stessa Corte di Cassazione ad invitare alla cautela a fronte della necessaria molteplicità di atti persecutori e non della singola episodicità ai fini di una corretta configurabilità e punibilità del reato continuato dei maltrattamenti in famiglia. Tornando al caso certamente non isolato di Potenza, l’uomo avrebbe inasprito la sua sadica sequela di padre violento e irrispettoso con innumerevoli atteggiamenti lesivi della stessa dignità della moglie, costretta a vivere per la maggior parte del tempo al chiuso della casa coniugale e privata della possibilità di condurre una vita normale anche fuori dalle mura domestiche.

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